(VIDEO) Elezioni, Salvini e quel 9% della Lega: “Meglio al governo con Giorgia che all’opposizione”

“Oggi è una bella giornata perché abbiamo cinque anni di stabilità davanti“. Il segretario della Lega Matteo Salvini, in conferenza stampa nella sede di via Bellerio a Milano, si dice contento dei risultati delle elezioni politiche.

Anche se la Lega crolla, conquistando meno del 9% dei voti e precipitando nei consensi anche nel suo Veneto.

Il leader del Carroccio fa i complimenti a Giorgia Meloni, vera vincitrice delle elezioni, ammette di essere andato a dormire “incazzato” ma di essere già carico per ripartire. E prenota già i posti per il suo partito nel governo che verrà: “Daremo la lista migliore possibile dei ministri della Lega”, ma il Carroccio “sulla sicurezza” ha sempre avuto un ruolo, ricorda Salvini.

Ma in casa Lega le acque sono agitate: il deputato Paolo Grimoldi chiede le dimissioni del segretario. La replica di Salvini: “Se qualcuno ha altri progetti non siamo mica una caserma, tutti sono utili e nessuno è indispensabile”.

SALVINI: “STARE CON DRAGHI CI HA PENALIZZATO”

“Stare al Governo con Draghi, il Pd e il M5S è stato faticoso e impegnativo, ci ha elettoralmente penalizzato”, dichiara Salvini in conferenza stampa. “Ma lo rifarei perché con l’Italia chiusa per Covid ho ritenuto giusto esserci. Ci è costato certo stare al Governo con Speranza, Di Maio, Lamorgese ma era giusto per l’Italia . Il segretario leghista ricorda: “Su richiesta di buona parte dei dirigenti” della Lega “siamo entrati al Governo Draghi, dicevano ‘Ci danno l’Autonomia’”. Ma assicura: “Non è un’autoassoluzione, mi faccio carico io delle cose giuste e degli errori, mi prendo io tutte le responsabilità, non faccio come quelli allenatori che dicono che è colpa della panchina, della pioggia o dell’arbitro”.

SALVINI: “ALTRI MESI DI GOVERNO DRAGHI AVREBBERO FATTO MALE A TUTTI”

E rivendica la decisione di lasciare l’esecutivo: “Nel momento dell’uscita dal governo Draghi ho fatto di testa mia – spiega Salvini – perché altri nove mesi di Governo Draghi avrebbero fatto male all’Italia sicuramente, ma anche alla Lega. Se avessimo scelto di trascinare per altri cinque mesi un governo litigioso e inadempiente sarebbe stato un problema – sottolinea Salvini -. Ho anteposto, e l’ho fatto convintamente, il lavoro per il Paese, rispetto all’interesse per il partito. Fortuna che gli italiani poi abbiano potuto votare, non oso immaginare cosa sarebbe accaduto per altri nove mesi con un governo confuso e litigioso che si trascinava”.

Per Salvini, “Fratelli d’Italia è stata brava a fare opposizione e se dove governiamo ha preso il doppio dei voti vuol dire che è stata brava a fare opposizione. Politicamente parlando – ribadisce – mi pare che sia stata premiata l’opposizione, FdI è stata brava a fare una forte opposizione”.

SALVINI: “IERI INCAZZATO, OGGI CARICO A MOLLA”

Salvini passa poi ad analizzare gli esiti del voto: “Se gli italiani hanno premiato questa volta altri e meno noi vuol dire che era giusto così, vuol dire che faremo le valutazioni su cosa poteva essere fatto meglio. Ma se ieri sono andato a letto incazzato, oggi mi sono alzato carico a molla: ho il doppio della grinta ed energia. Guardo il lato positivo”.

“MEGLIO IL 9% CON 100 PARLAMENTARI AL GOVERNO CHE L’OPPOSIZIONE”

E per la Lega, spiega il segretario federale, il lato positivo è il seguente: “Abbiamo tutti i numeri regione per regione anche se non definitivi degli eletti. Puntiamo a quota 100 non solo in chiave pensionistica ma come eletti: potrebbero essere 100 tondi i parlamentari Lega al lavoro da domani, quindi il secondo gruppo del centrodestra e ce la giochiamo con il Pd come secondo gruppo in generale”. Quindi ecco la stoccata ai dem: “Lo dico a Letta: meglio avere il 9% con 100 parlamentari al Governo che il 18% ma con 100 parlamentari all’opposizione“, graffia Salvini.

SALVINI: “MAGGIORANZA CHIARA, BRAVA MELONI”

Il leader della Lega prosegue: “Oggi dopo tanti anni, abbiamo un Governo scelto dai cittadini con una maggioranza chiara sia alla Camera che al Senato. Conto che per cinque anni si tiri dritti senza cambiamenti e stravolgimenti ma mettendo al centro solo cose da fare”. Da Salvini arrivano parole al miele per gli alleati: “Non sono arrabbiato o invidioso, faccio i complimenti a Giorgia (Meloni, ndr): chapeau. È stata brava, lavoreremo a lungo insieme. Complimenti anche a Forza Italia e agli amici di Noi Moderati. Ogni voto è servito a dare una maggioranza assoluta dei voti al centrodestra sia alla Camera che al Senato”.

Per questo, osserva Salvini, “conto che il centrodestra coinvolga tutti, anche Noi Moderati che non hannno raggiunto la soglia dell’1%. Questo vuol dire che quello zero virgola percento ci fa perdere parlamentari ma non vuol dire che non debbano essere coinvolti, tutti servono e abbiamo bisogno di tutti”

SALVINI: “REGIONALI? SQUADRA CHE VINCE NON SI CAMBIA”

“Ho letto analisi fantasiose, il centrodestra in Lombardia è sopra il 50%. Quindi, in ottica regionali, squadra che vince non si cambia”. Nella conferenza stampa post voto, Salvini torna a blindare la candidatura di Attilio Fontana per il 2023. E stoppa le ambizioni della sua vice: “Letizia Moratti questa mattina è vicegovernatrice del centrodestra, io ascolterò e condividerò ogni mio passo con gli alleati e le idee di tutti. Ovviamente dò per scontato che la vice di centrodestra che lavora a sostegno del governatore del centrodestra sia a disposizione del centrodestra”.

Salvini risponde così a chi gli chiede se, alla luce dei risultati di ieri notte, è previsto un cambio di programma in Lombardia: “Mi aspetto fiducia e sostegno in Attilio Fontana”, ribadisce il leader della Lega che non teme la ‘competizione’ lanciata dal Terzo polo. “Io mi tengo stretta la maggioranza assoluta data ieri dagli elettori lombardi (al centrodestra, ndr), se gli altri sono contenti io son contento per loro. Non ho nessun timore della competizione a sinistra, nel centrosinistra, nel centrosopra e nel centrosotto”, ribadisce il leader del Carroccio.

Io dimettermi? No, non ho mai avuto così voglia di lavorare e penserò a dare riconoscimento ai militanti che dalla Lega non hanno mai preso niente, che non hanno mai avuto mezzo incarico retribuito e che in questa campagna elettorale hanno fatto molto di più di chi siede in parlamento da anni…”. Matteo Salvini sgombra il campo dai ‘rumors’ sull’opportunità del passo indietro dopo l’enorme perdita di voti alle politiche. Il segretario del Carroccio annuncia che già da domani si rimetterà al lavoro sui territori per dare voce a chi fa politica ‘sul campo’, ossia sindaci e militanti.

LA RIPARTENZA SUI TERRITORI: PRIMA I MILITANTI

“Per me viene prima il militante che lo stipendiato – sottolinea il leader – il militante che prende solo un ‘gettone’ per me ha lo stesso peso di chi prende 15 mila euro al mese (lo stipendio di un deputato o un senatore, ndr.). Noi abbiamo 800 sindaci che potrebbero fare i parlamentari già domani. Ne abbiamo di bravissimi ma ne abbiamo potuti scegliere solo una quarantina” per le candidature alle politiche. Quanto al 9 per cento, “non è un dato per cui ho lavorato – ammette – ma saremo dentro un Governo di centrodestra di cui saremo protagonisti. Prima avevamo il doppio dei voti in un Governo che ci considerava fastidiosi, non co-protagonsiti ma farse”.

CONVOCATO DOMANI IL CONSIGLIO FEDERALE

Il leader della Lega, durante la conferenza stampa nella sede di Via Bellerio a Milano, spiega le prossime mosse organizzative all’interno del partito sottolineando che nelle riunioni “a tutti i livelli” si cercherà di capire soprattutto cosa non ha funzionato: “A ma piace pianificare il lavoro – dice – ora abbiamo cinque anni per pianificarlo. Ognuno nei Congressi dirà la sua. Domani ci sarà la riunione di tutti i Consigli regionali e del Consiglio federale della Lega e valuteremo i dati città per città, provincia per provincia, valuteremo quello che è stato fatto bene e soprattutto quello che non è stato fatto bene. Sono stati tutti bravi o quasi…. e dentro a questo ‘quasi’ andrò a guardarci bene dentro”.

“VOLONTARI PIÙ PREZIOSI DI QUALUNQUE PERCENTUALE

Certo, continua Matteo Salvini, “il 9 per cento mi resta qua, se avessimo preso il 15 per cento sarebbe stato meglio, ca va sans dire (‘va da sè’, ndr.) ma “abbiamo un patrimonio di volontari che non cederei mai in cambio di niente. Se qualcuno mi dicesse ‘Vuoi il 50 per cento al posto dei tuoi volontari?’, io risponderei ‘No’, me li tengo stretti con il mio 9 per cento”.

IL ‘MEA CULPA’ SUL VOTO

Infine il ‘mea culpa’ sull’esito delle elezioni, che hanno fatto retrocedere la Lega rispetto al risultato di Fratelli d’Italia: “Chi non ti ha votato non è che non ti ha capito – dice Salvini – sei tu che non ti sei fatto capire e di questo ne terremo conto e ascolterò tutti. Io sono abituato a servire il Movimento, non a servirmi del Movimento”. Il segretario promette: “Rilanceremo il Movimento puntando sui sindaci e sui militanti. Se la Lega fa la Lega non ce n’è per nessuno e dove governiamo su territori si vede”.

GRIMOLDI CHIEDE LE DIMISSIONI DI SALVINI

“La dignità imporrebbe dimissioni immediate”. Paolo Grimoldi, deputato e già segretario nazionale della Lega Lombarda, apre il fuoco su Matteo Salvini dopo il risultato elettorale: “Abbiamo perso in maniera disastrosa. Ora, servono subito i congressi per ricostruire il movimento. Persino i 5 Stelle ci hanno superato e siamo appaiati a Calenda e alla ‘morente’ Forza Italia – accusa Grimoldi – nonostante un’affluenza molto bassa al Sud. Un disastro assoluto”.

Grimoldi, emarginato dalle candidature sicure, era già stato critico prima delle urne, ma ora non fa sconti a Salvini: “Trovo singolare che una forza che si definisce ‘autonomista’ abbia gestito tutta la campagna elettorale – e molto altro – solo con commissari imposti dall’alto – spesso persino con nomine ad hoc in segreterie locali e a volte commissariando solo con l’arroganza, anche formale, di un sms e – cosa gravissima – in sfregio all’opinione dei militanti, senza mai aver coinvolto la base, i territori e gli amministratori locali in scelte, nomi e neppure motivazioni di un commissariamento. Troppe volte senza neppure il rispetto umano di una telefonata”.

Per l’ex segretario Grimoldi, “serve subito il congresso della gloriosa Lega Lombarda. Va ridata la voce alla base, ai sindaci e ai territori attraverso una Lombardia di rappresentanti democraticamente votati ed acclamati per meriti. La questione è politica e va affrontata. La rappresentanza dal basso sarebbe l’ABC dell’autonomia… Nelle prossime ore vi farò sapere iniziative concrete”, conclude l’esponente del Carroccio.

(Dire)

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