Sei domande (e altrettante risposte) sui semi di cannabis autofiorenti

Quando si parla di cannabis, si inquadra anche la possibilità, a seguito dell’entrata in vigore della Legge 242/2016, di procedere alla coltivazione casalinga. Nel momento in cui ci si approccia a questo mondo, è necessario rammentare l’esistenza di diverse tipologie di semi. Sono numerosi gli utenti che, per esempio, scelgono di comprare semi autofiorenti. Quali sono le loro caratteristiche? Nelle prossime righe di questo articolo, abbiamo scelto di rispondere a questo interrogativo chiamando in causa sei domande – e altrettante risposte – su questi popolarissimi semi di cannabis.

I semi autofiorenti sono adatti ai principianti?

La coltivazione casalinga della cannabis è possibile anche se non si è professionisti. Questo non vuol dire che possa essere approcciata senza conoscenze e senza mezzi, per non parlare dello spazio e del tempo. Se si è principianti e si ha intenzione di minimizzare le difficoltà, i semi autofiorenti sono la scelta giusta. Come mai? Perché fioriscono in maniera praticamente automatica. Inoltre, a differenza delle piante fotoperiodiche, sono molto meno dipendenti dal ciclo di luce per poter crescere.

Quanto tempo passa tra il momento in cui si pianta il seme e il raccolto?

Tra il momento in cui si piantano i semi di cannabis autofiorenti e quello in cui si raccolgono le piante passa un tempo compreso tra le 7 e le 12 settimane. Un caso degno di nota è quello dei semi caratterizzati da incroci in cui è presente almeno una classe genetica legata alla cannabis Ruderalis. In questo frangente, infatti, la fioritura può palesarsi anche in due settimane.

I semi autofiorenti sono sufficientemente resistenti?

Quando si inizia da zero a coltivare cannabis in casa, sono diverse le domande che sorgono. In questo elenco, rientrano gli interrogativi relativi alla resistenza dei semi. Cosa dire in merito agli autofiorenti? Che sì, sono sufficientemente resistenti. Quando li si chiama in causa, infatti, è bene ricordare che, in confronto alle varietà fotoperiodiche, resistono molto di più ai parassiti e alle patologie. Lo stesso si può dire per gli sbalzi di temperatura.

Quali sono le origini di questi semi di cannabis?

Quando si parla dei semi di cannabis autofiorenti, è naturale chiedersi quali siano le loro origini. Oggi come oggi, non si è ancora arrivati a una risposta conclusiva. C’è infatti in corso, tra gli operatori del settore e gli appassionati, un vivace dibattito. Il filone più accreditato è quello che riconduce la creazione – e la fama – dei semi autofiorenti a Joint Doctor, soprannome di un breeder canadese la cui fortuna ha avuto inizio nel 2006, quando le sue creazioni sono state notate per la prima volta da un negoziante romano che, a quanto pare, sarebbe stato il primo a portare questi semi sul territorio europeo.

La svolta definitiva è arrivata grazie a un imprenditore milanese che, assieme a Joint Doctor, ha fondato una seed bank di successo che ha permesso agli autofiorenti di concretizzare dei numeri straordinari dal punto di vista delle vendite (la Lowrider #2 in particolare è tra le genetiche più vendute a livello europeo).

I semi autofiorenti richiedono una quantità importante di nutrienti?

La risposta è no. Rispetto alle varietà fotoperiodiche, questa tipologia di semi richiede molti meno nutrienti. Per amor di precisione, è il caso di rammentare che, quando si chiamano in causa i semi di cannabis autofiorenti, per poter parlare di crescita è necessario avere come base un terriccio di qualità. Questo, di riflesso, si traduce in un risparmio nell’acquisto di fertilizzanti.

I semi possono essere più volte?

Meglio evitare. Così facendo, infatti, si rischia di sottoporli a una sofferenza eccessiva. Non dimentichiamo, infatti, che parliamo di varietà dal ciclo di vita molto rapido. Attenzione, questo non significa che possano essere mantenute sempre nello stesso vaso. Dopo circa 17 giorni dalla semina, è il caso di trasferirle in quello definitivo, che dovrebbe avere una capacità compresa tra i 5 e i 20 litri.

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Redazione

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