Coronavirus, Fabbrocini: “Prostituzione veicolo di infezioni”

La sindrome del Coronavirus colpisce anche gli aficionados del mondo dell’eros a pagamento, quello che si cela dietro i centri massaggi orientali, gestiti in prevalenza da giovani cinesi dallo sguardo compiacente che seguono le direttive di una strutturata rete di prostituzione clandestina. I clienti pretendono ora l’utilizzo della mascherina anche per mezz’ora di oblio che, il più delle volte finisce con un trattamento happy ending! In questi giorni si è però riscontrato un notevole aumento di disertori nonostante i clienti venissero accolti con la frase “free virus, no virus”. È l’effetto distorto della psicosi deflagrata attorno all’epidemia. In Italia i cosiddetti “centri massaggi cinesi” sono spalmati su tutto il territorio, ma poiché i controlli sanitari sono praticamente impossibili e di conseguenza fuori dalle maglie della legge, come si può evincere dai casi segnalati dagli inquirenti e riportati dai numerosi articoli di stampa online, nella classifica delle città ‘hot’ a rischio, troviamo: Milano, Prato, Firenze, Roma, e Torino, in testa. A seguire, Napoli, Bologna, Venezia, Reggio Emilia e Padova.

La professoressa Gabriella Fabbrocini, direttore di Dermatologia e Venereologia presso l’Università degli Studi ‘Federico II’ di Napoli, lancia l’allarme: “Inutile processare le persone, ma sicuramente i comportamenti a rischio sono quelli che creano promiscuità in queste situazioni e quindi tutto può essere stato agevolato da determinati comportamenti.”

Poiché nella maggior parte dei casi gli intervistati non dichiarano di avere frequentato luoghi come centri massaggi o a luci rosse, la Prof.ssa segnala: “Il sommerso è una regola in questo tipo di situazione per cui la sorveglianza di luoghi dove, in maniera celata ci possano essere queste pratiche, sicuramente può essere un’arma in più per bloccare la diffusione dell’epidemia.”

“La prostituzione aumenta il rischio di contrarre Infezioni Trasmissibili Sessualmente che certamente rappresentano un importante problema di sanità pubblica per i risvolti sanitari, sociali ed economici che comportano. Sono infatti tra le patologie più diffuse nella popolazione in età fertile e possono determinare complicanze spesso gravi soprattutto a carico dell’apparato genitale femminile. Il rischio di contagio è maggiore nelle grandi aree urbane, nei gruppi con comportamenti sessuali a rischio e nei giovani. Spesso si associa all’uso di sostanze stupefacenti e alla prostituzione. Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) le ITS hanno una incidenza annua di 340 milioni di casi nei soggetti appartenenti alla fascia di età 15-49 anni. Purtroppo molte di queste infezioni tendono a ricomparire nello stesso soggetto oppure, specialmente quelle che si manifestano con sintomi non ben definiti, tendono frequentemente a passare inosservate, o ad essere scambiate per altre malattie. Ciò comporta che spesso i pazienti, condizionati anche dall’imbarazzo, sottovalutano la problematica, non si rivolgono al medico e si avventurano in terapie “fai da te”. Tutto ciò non fa altro che favorire la diffusione di tali patologie e l’insorgenza di complicanze che hanno un forte impatto nella popolazione giovanile, soprattutto per quanto riguarda l’apparato riproduttivo.” Dichiara la prof.ssa Fabbrocini e aggiunge: “Come Clinica Dermatologica tra il 2015 e il 2018 abbiamo elaborato, realizzato e implementato diversi programmi operativi di prevenzione rivolti agli adolescenti denominati: “La salute tra i banchi”, “Uno scatto per la vita”, “Cuori ribelli”, “Adolescenti in…forma”, “Camper della salute”, “La Ragnatela di Venere”. Durante tali programmi di prevenzione un team di esperti, composto da medici Dermatovenereologi, psicologhe ed esperti in comunicazione, ha incontrato più di 12.000 adolescenti trattando tematiche riguardanti: l’educazione all’affettività e ai corretti stili di vita; la prevenzione dei comportamenti a rischio; la promozione di sane abitudini comportamentali e relazionali; l’informazione e la sensibilizzazione sulle ITS.”

“È presente un piano depositato al Ministero che come commissione del Consiglio Superiore di Sanità, di cui ho fatto parte fino al 2019, presentammo per la prevenzione delle ITS anche in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità. Questo momento drammatico che sta vivendo il nostro paese potrebbe essere una occasione per rilanciare questo tipo di azione. Non esiste letteratura nella connessione tra malattie veneree o sessualmente trasmissibili e il Covid19. Da medico consiglio di vigilare sulle proprie condizioni di salute senza sottovalutare neanche piccoli disturbi rivolgendosi subito al proprio medico di fiducia”, conclude la Prof.ssa Gabriella Fabbrocini.”

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