Crisi Usa-Iran: nelle carceri innalzato il livello di allerta

La minaccia terroristica di matrice internazionale è ormai da tempo accostata alla considerazione che le carceri possano costituire un bacino di reclutamento importante, agevolato oltre che dal massiccio affollamento degli istituti penitenziari anche dalla mancanza di punti di riferimento esterni. A ciò si aggiungono, come riscontrato più volte dal monitoraggio che viene svolto quotidianamente dagli uomini del Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria, le condizioni di disagio e vulnerabilità che possono incidere in maniera preponderante su “suggestioni” derivanti dalla propaganda jihadista. Da qui al rischio radicalizzazione il passo è davvero breve.

Per questo, in considerazione dell’attuale scenario internazionale e della recente crisi dei rapporti fra Stati Uniti e Iran a seguito dell’uccisione del generale Soleimani, il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ha inviato oggi una nota ai direttori e ai comandanti degli istituti, ai provveditori e alle sedi centrali e periferiche del Nucleo Investigativo Centrale e del Gruppo Operativo Mobile per elevare il livello di allerta e di sensibilità nei confronti di un possibile innalzamento della minaccia terroristica.

In particolare, Basentini ha chiesto di “intensificare l’attività di osservazione volta all’individuazione di eventuali segnali di criticità in ordine a tali fatti”. Massima attenzione dovrà essere riservata a “possibili esternazioni, da parte della popolazione detenuta, di sentimenti anti-occidentali o comunque anti-americani”, che saranno subito segnalate alle competenti articolazioni centrali e territoriali dell’Amministrazione.

I reparti di Polizia Penitenziaria degli istituti innalzeranno inoltre il livello di vigilanza e la sicurezza interna ed esterna di ogni struttura, così come saranno potenziati anche i servizi di traduzione e piantonamento dei detenuti all’esterno delle carceri.

L’attività silenziosa svolta dagli uomini del NIC all’interno degli istituti penitenziari conta numeri che pesano in maniera importante nel contrasto al rischio radicalizzazione: al 31 dicembre scorso, 435 erano i detenuti monitorati per terrorismo internazionale (di cui 52 in regime di alta sicurezza), 69 le espulsioni originate da segnalazioni del Nucleo, 48 le sessioni di analisi operativa presso il Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo (CASA).

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Redazione

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