Capua. 1000 volontari dell’E.I. hanno giurato fedeltà alla Repubblica Italiana

Alla presenza delle principali autorità civili, militari e religiose della nostra provincia e di tantissimi familiari ed amici giunti in prevalenza dalle regioni meridionali (Sicilia, Campania, Sardegna, Puglia e Calabria), mille giovani volontari del 1° Blocco 2018 dell’Esercito Italiano, nella rovente mattinata del 20 luglio, hanno reso il loro giuramento di fedeltà alla Repubblica. Puntualmente schierate sul piazzale Antonucci della Caserma “Salomone”, le sei Compagnie del 1° e 2° Battaglione, durante la solenne cerimonia, avevano di fronte la storica Bandiera di Guerra del 17° Reggimento Addestramento Volontari (RAV) “Acqui”, posizionata davanti alla Tribuna d’Onore, cui facevano corona, da un lato, le rappresentanze delle Associazioni combattentistiche e d’Arma, dall’altro i gonfaloni delle città-martiri di Mignano Montelungo e Bellona e di altri Comuni decorati del casertano. Ogni più importante fase dell’Evento – a partire dal passaggio in rassegna della massima autorità, il generale di Brigata Giuseppe Faraglia, comandante del Centro Addestramento Volontari (CAV) dell’E.I. – è stata degnamente onorata dalle marce eseguite dalla Banda musicale del Comando Supporti logistici di Roma.

Il colonnello Nicola Cucinieri, dall’agosto 2016 al vertice del 17° RAV “Acqui”, ha rivolto saluti e ringraziamenti molto cordiali a tutti, sfoderando l’autorevolezza del vero comandante allorché ha incisivamente illustrato ai giovani in armi il grande valore dell’impegno che si preparavano ad assumere. Ha detto fra l’altro: “Voi, volontari del 1° Blocco 2018, con l’odierna promessa di fedeltà ai valori repubblicani suggellerete la vostra completa appartenenza ai ranghi dell’Esercito italiano. La promessa che vi apprestate a pronunciare non è un semplice formalismo chiuso nella ristrettezza di un’arida retorica, ma è piuttosto la sintesi di un’identità che state per fare vostra. Sicuramente susciterà in voi un nobile impulso che originerà il senso di appartenenza”. La formula del giuramento – ha inoltre spiegato il comandante Cucinieri – sancisce di per sé il significativo approdo “ad una nuova dimensione, la dimensione del senso del dovere, della disciplina, della dedizione agli ideali che di un uomo o di una donna fanno un soldato”. Doverosa, dunque, l’esaltazione della bandiera come “sacro simbolo di un popolo e della sua storia” ed accorato il ricordo del mèntore, il bersagliere Fedele Caretti morto in combattimento a Capo Sile il 20 maggio 1918, fulgido esempio di eroismo e di sacrificio alla cui memoria fu conferita la medaglia d’oro al valor militare. A quel punto il momento culminante: solennemente interrogati, soldati e soldatesse, ad una sola voce ferma e concorde, hanno gridato il loro giuramento, cantando subito l’Inno nazionale e poi ascoltando raccolti la Preghiera per la Patria recitata dal nuovo cappellano militare don Francesco Marotta.

A seguire e in apertura del suo fondamentale discorso – come ogni volta pieno di umanesimo che impregna un granitico “senso dello Stato” – il generale Faraglia non ha dimenticato niente e nessuno: infatti, a tutti gli intervenuti ha fatto giungere espressioni di profonda gratitudine per la partecipazione all’Evento e dopo ha sviluppato una forte sequenza di puntualizzazioni e moniti di alto profilo culturale, civile e militare, peraltro comunicati con eccezionale garbo e capaci di illuminar le menti ed infiammare i cuori. Fra i passaggi essenziali quello sul giuramento

concepito come base per costruire il futuro. “E questo futuro – ha ricordato ai giovani assorti il comandante del CAV– non riguarda solo le conoscenze, le tecniche professionali che verranno affinate e cresceranno con il tempo, ma soprattutto il vostro essere persone leali, generose, onorevoli, che affrontano con serenità, buona volontà, forza e coraggio, le difficoltà, le avversità, i sacrifici, convinte che sia nobiltà ed onore battersi per il bene comune, in difesa dei deboli, contro prepotenti e approfittatori delle libertà altrui”. Tutto ciò incardinato nell’impegno complessivo delle Forze Armate che ogni giorno si dispiega a salvaguardia dei grandi valori civili e a “difesa delle libere istituzioni”.

Raffaele Raimondo

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