Marcia su Roma, Lopa e Catapano: “Viene presentata come un colpo di stato incruento “

“Novantacinque anni fa saliva al potere in Italia una nuova classe dirigente, che, seppur con errori finali, ha portato l’Italia alla prosperità economica, alla giustizia sociale e ad un ruolo di potenza internazionale. Ma spesso succede che a seconda della convenienza la marcia su Roma viene presentata come un colpo di stato incruento o come un tentativo di insurrezione armata”. Cosi Rosario Lopa e Alfredo Catapano esponenti di Prima l’Italia Napoli.

“Tesi sballata la prima in quanto i golpe li fanno i militari e in totale segretezza, l’esatto contrario della marcia su Roma che fu una manifestazione pubblica e ampiamente propagandata; versione fantasiosa la seconda: non fu sparato un solo colpo e versata una sola goccia di sangue. In quei giorni la vita a Roma, come nel resto d’Italia, proseguì nella totale normalità e indifferenza. Le fabbriche, le scuole, i negozi e gli uffici pubblici rimasero aperti. L’occupazione fascista di alcune Prefetture furono dei semplici atti simbolici che non impedirono al personale di proseguire nella loro attività, inoltre sarebbero bastate quattro fucilate dell’esercito (la capitale era difesa da 28.000 soldati) per disperdere i pericolosi sovversivi armati di manganelli e qualche schioppo residuato bellico. In realtà, nonostante la sua successiva mitizzazione, la marcia fu essenzialmente una parata che, come vedremo, non influì minimamente sulle sorti politiche dell’Italia. La ‘Marcia su Roma’, di cui quest’anno ricorre il 95° anniversario, è stata un momento importante della storia della Nazione e non la si può certo mettere tra parentesi, così come non si può certo negare l’ampio consenso avuto dal fascismo nell’Italia degli anni ’20-’30 dello scorso secolo. È semplicemente ridicolo pensare,  dunque che la democrazia sia messa in pericolo da un pura e semplice ricorrenza storica. Il sistema democratico corre piuttosto seri rischi da una stagione in cui un gruppo non eletto dal popolo impone sacrifici ai cittadini. Gli autoproclamatisi custodi della libertà’ riflettano su questo e non su anacronistiche ed insussistenti chiamate alle armi a difesa di un sistema democratico che certo non sarà in pericolo per una semplice rievocazione della storia de nostro Paese”.

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Redazione

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