Ecco come è cambiata la criminalità mafiosa in Italia: la relazione semestrale della DIA

Nel 2016 la Direzione Investigativa Antimafia ha ricordato i suoi primi 25 anni di vita. E lo ha fatto con due eventi significativi, uno il 21 novembre, quando il personale della Direzione si è riunito presso il “Compendio Anagnina” di Roma del Ministero dell’Interno per una riflessione condivisa su ciò che ha rappresentato e continua a rappresentare la D.I.A. per la storia del Paese; l’altro si è tenuto il 23 novembre presso la “Sala Koch” del Senato della Repubblica, dove, alla presenza delle più alte cariche istituzionali, è stata organizzata una conferenza sul tema “I venticinque anni della D.I.A.: strategie evolutive nell’attività di contrasto alle organizzazioni criminali”, nel corso della quale è stata anche presentata la pubblicazione “Diario del venticinquennale 1991-2016”.

L’analisi e l’interpretazione della realtà mafiosa di oggi non può prescindere da categorie concettuali all’avanguardia, come è quella del citato sociologo di origine polacca, perché anche le “relazioni sociali” mafiose appaiono sempre più “segnate da caratteristiche e strutture che si vanno decomponendo e ricomponendo rapidamente, in modo vacillante e incerto, fluido e volatile”.

Ecco allora che il genio di Bauman applicato alla comprensione delle dinamiche mafiose rende giustizia ed esalta la lungimiranza del “metodo-Falcone”: una vera e propria filosofia d’indagine finalizzata a cogliere i nessi e i collegamenti anche tra fatti apparentemente slegati tra loro, specie se attinenti al mondo finanziario, “liquido” per antonomasia.


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Redazione

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