Gestione pubblica della pesca in acque interne, la FIPSAS scrive alla Regione Campania

La Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquee ha inviato una nota alla Regione Campania sulla gestione pubblica della pesca nelle acque interne.

Ecco la lettera:

Illustre Presidente,

con la presente il Comitato FIPSAS Campania intende manifestarLe le proprie preoccupazioni, in merito alla nota di cui all’oggetto e più in generale di come la Regione Campania stia affrontando, ormai da oltre 3 anni, la gestione pubblica della pesca nelle acque interne.

Nella nota si comunicano ai soggetti interessati (pubblici e privati) le novità in materia di sanzioni ittico-venatorie, si forniscono precisazioni sulle modalità di inoltro dei proventi derivanti dal pagamento delle suddette sanzioni e su come indirizzare gli eventuali scritti difensivi.

Non si comprende, però, per quale ragione le sole associazioni ittiche non siano state

destinatarie della nota in oggetto. Eppure queste ultime sono quelle maggiormente interessate sia alla vigilanza ittica che alla tutela degli ambienti acquatici interni. In una precedente nota, il dott. Antonio Carotenuto ha altresì precisato che il rilascio dei decreti ittici è sospeso fino alla costituzione dell’albo delle associazioni previsto dall’art.8 della legge regionale n. 17/2013.

Atteso che, se l’albo delle associazioni (consequenziale all’approvazione del Regolamento attuativo della legge reg. 17/2013) non è stato ancora istituito, l’unico ente responsabile è la regione Campania, non si comprende ancora una volta perché le associazioni venatorie possano esercitare la vigilanza ittica, mentre le associazioni ittiche non possono più farla, neppure nelle more che l’albo delle associazioni venga istituito. Eppure la legge che disciplina il rilascio dei decreti è sempre la stessa, sia per le associazioni venatorie che ittiche. In definitiva, l’ennesima inefficienza e superficialità nell’affrontare i problemi legati alla gestione della pesca nelle acque interne da parte della Regione Campania, ha prodotto la quasi totale scomparsa della vigilanza ittica delle nostre acque, poiché le associazioni che maggiormente erano impegnate ad esercitarla sono impossibilitate a farlo.

Questa situazione incresciosa ci da però lo spunto per ampliare le nostre riflessioni sullo stato

generale della gestione delle acqu e in Campania.

La Campania , purtroppo, è tra le poche regioni italiane che NON gestisce le proprie acque, ovvero non si interessa , ovvero non attua alcuna azione prevista dalla normativa vigente in materia, a distanza di tre anni dall’approvazione della legge regionale n. 17/2013 che ha riordinato completamente la gestione delle acque interne regionali, ma come tutte le leggi deve essere attuata e non utilizzata esclusivamente come un grimaldello da utilizzare contro i pescatori (quelli che pagano le tasse, in base alle quali la legge dovrebbe autofinanziarsi).

Infatti, a partire dalla mancata approvazione del Regolamento Attuativo (previsto dall’art. 2 comma 3 della legge), che avrebbe dovuto essere approvato entro il mese di febbraio 2014, le conseguenz e sono state gravissime. Basti leggere il seguente, ma non esau stivo, elenco:

* Mancata istituzione dell’albo regionale delle associazioni di cui all’art. 8 della legge;

* Mancata istituzione della Commissione regionale acque interne di cu i all’art. 6 della legge;

* Mancata istituzione delle Commissioni provinciali consultive delle acque interne di cui all’art. 7 della legge;

* Mancata redazione delle carte ittiche e dei piani ittici provinciali e regionali (artt. 9-10-11-12);

* Assenza di ripopolamenti;

* Mancanza di campi gara temporanei e permanenti;

* Mancato avvio degli iter per l’affidamento di tratti fluviali o lacuali in gestione alle associazioni iscritte all’albo;

* Assenza di contributi per finanziare la vigilanza ittica, con evidenti conseguenze sullo stato

di salvaguard ia degli ambienti d’acqua dolce;

* Ecc…

Ad oggi il numero delle licenze di pesca si è praticamente dimezzato rispetto agli ultimi anni, perché i pescatori non hanno più interesse a frequentare acque non gestite. I negozi di pesca stanno chiudendo perché l’economia della pesca si regge sulla quantità di acque pescabili, ma soprattutto sui servizi che sono effettuati per migliorarne la gestione, servizi che ad oggi solo la FIPSAS, tra mille difficoltà, riesce a garantire. Altrettanto grave è stato il mancato stanziamento e utilizzo dei fondi derivanti dalle tasse versate dai pescatori, per i fini previsti dalla legge. La relazione tecnico-finanziaria del 2911 1/2012 che accompagnava la proposta di legge a firma dell’on. Foglia, già precisava che nel solo biennio 20 10-2011 la regione aveva incassato dalle tasse versate dai pescatori ben 322.874,55 euro, che non sono stati mai erogati per le attività a favore della pesca in acque dolci. Ovviamente analogo destino hanno seguito gli introiti che la regione ha incassato negli anni seguenti. Vogliamo significare inoltre, che l’unica cosa a cui sì è data immediata esecutività alla legge 17/2013 è stato l’aumento del costo della licenza di pesca da € 24,72 a € 44,00. Pertanto , alla luce di quanto suesposto, il Comitato regionale F.I.P.S .A.S. Campania

CHIEDE

che sia approvata una norma transitoria con la quale, nelle more dell’approvazione del regolamento attuativo della legge regionale n. 17 del 23 novembre 2013, vigano le norme preesistenti e ancora vigenti in materia (T.U. 1604/1931 e ss.mm.ii.).

Inoltre, di istituire un tavolo permanente di concerto con gli altri soggetti interessati e gli uffici regionali preposti, per addivenire alla proposta definitiva di regolamento attuativo e dare l’avvio alla piena attuazione della legge regionale n.17/2013.

Confidando nella Sua sensibilità nei confronti del mondo della pesca sportiva, che annovera miglia ia di appassionati e contribuisce ad alimentare un notevole indotto economico, Le inviamo distinti saluti.

IL PRESIDENTE

Comitato Regionale F.I.P.S.A.S. Campania

(Parente Paride)

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