Casal di Principe. Summer School, FB e il Califfato: come combattere l’Isis sui social network

L’abilità dello Stato islamico di combattere pure sui social media ha rischiato di prendere alla sprovvista gran parte degli osservatori occidentali. Molti sono rimasti frastornati dalla quantità di tweet, video, messaggi e hashtag di propaganda confezionati dai militanti o da semplici simpatizzanti del Califfato del terrore.

Oggi pomeriggio (10 settembre), alla Summer School Ucsi Agrorinasce sul giornalismo investigativo, in corso a Casal di Principe, gli studenti hanno, tuttavia, avuto la possibilità di confrontarsi con chi, tutti i giorni, da tecnico, come Leonida Reitano, presidente dell’associazione “Giornalismo investigativo”, analista Osint ed esperto analisi e ricerche investigative on line, e da investigatore, come Carlo Solimene, dirigente del Reparto investigativo Polizia Postale italiana, e Giovanni Fabi, comandante della Sezione antiterrorismo del Ros, ha immaginato e sta pianificando delle contro-strategie. Una parte corposa delle attività condotte riguarda proprio l’acquisizione di informazioni da fonti aperte (“Open source intelligence”, Osint), soprattutto per quanto concerne quelle provenienti dai social network, in grado di fornire una conoscenza “individuale” e di “massa” di grande rilevanza ai fini della conduzione di azioni di persuasione, disinformazione e “intossicazione” informativa.

«Una delle risposte più efficaci – ha dichiarato Reitano, moderato dal giornalista Daniele Trosino dell’Ucsi Campania – è quella di sfruttare l’abbondante materiale prodotto sulle piattaforme sociali». Solimene ha, poi, illustrato i rischi del cosiddetto “dark web”, il web sotterraneo. Nel dark web è possibile accedere ai black market, veri e propri negozi online protetti da diversi livelli di sicurezza dove è possibile acquistare anche armi con cryptovalute come i bitcoin e non solo con essi. «La nostra sfida – ha aggiunto Solimene – è profilare la rete nascosta, è far emergere il marcio che vi si cela dentro. La polizia postale lavora su questi temi da almeno otto anni. Non abbiamo cominciato con il terrorismo, ma con i pedofili, con le truffe online. E i risultati sono incoraggianti. Abbiate fiducia nella Polizia postale italiana».

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Redazione

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