La Storia di Aversa. Il vero significato di “Aggio fatto ‘a vermenara!”

Oggi, solo le persone anziane o con una profonda conoscenza della vecchia Aversa ancora ne hanno memoria. La tecnica della ”pricantatura” era a metà tra fede e riti esoterici.

“Pricantare” o ”appercantare” come si usa dire in dialetto, indica il connubio fra l’azione gestuale compiuta con le mani dalla “pricantatrice” sul corpo dell’ammalato e la contemporanea recita di una particolare formula detta “orazione”.

I vecchi guaritori del popolo, credevano che, attraverso alcuni rituali, era possibile curare i vermi intestinali ”appercantandoli” (pricantandoli) cioè, incantandoli, riuscendo, poi, ad allontanarli dal corpo. I vermi sono dovuti, stando alle credenze popolari, a un forte spavento, a un grosso trauma scatenante. Essi sono responsabili di molti disturbi, più o meno gravi: febbre alta, pallore, incubi notturni, giramenti di testa e vertigini, ansia, mal di pancia, vomito, diarrea, ecc.

Ad Aversa, un’espertissima guaritrice era ”Nennella ‘a capera”. La capera, era quella figura che noi oggi identifichiamo nella parrucchiera a domicilio. Si recava nelle case delle donne che richiedevano il suo intervento e con notevole maestria intrecciava, avvolgeva, arricciava e tagliava i capelli delle clienti, soddisfacendo in ogni modo i loro desideri, ma Nennella toglieva anche i vermi!

Dando per scontata la relazione esistente fra causa ed effettto, cioè fra spavento e nascita dei vermi, ancora oggi si usa dire, quando si prende un forte spavento, “ho fatto i vermi”, “ho fatto la verminara”, proprio per sottolineare quanto forte è stato quel trauma.

I malanni erano tanti ed mprobabili: ’a ianàra sotto ‘a porta… i discenziélli… ’i pàppule… In un’epoca in cui anche la medicina ufficiale, per i pochi che si potevano permettere l’aiuto di un dottore, era piuttosto grossolana, queste tecniche diventavano spesso l’unico aiuto su cui la povera gente poteva contare. Altri rimedi erano: ‘e cataplasmi, ‘e semmente ‘e line, ‘e decotte, l’uocchie sicche, l’uoglie… Il tutto era quasi sempre accompagnato da preghiere, infatti, la richiesta di aiuto, era spesso fatta anteponendo la frase: ”Fallo p’ammore ’e Dio!”.

Luigi Cipullo

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Redazione

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