Aversa. Referendum, le ragioni del No: l’opinione di Domenico Napolitano

Le ragioni per cui invito i cittadini a bocciare il referendum costituzionale sono molto semplici. Se con altri, ho condiviso questo percorso, è stato perché ne ho avvertito il dovere più che il bisogno. Il comitato per il No, è stato un luogo accogliente di cittadini animati da passione civile, educati ai valori della Costituzione e della Resistenza. Per intenderci bene, non siamo mai stati i Salvini boys, i Grillo kids o le D’Alema girls. Mi perdoneranno i cultori della materia costituzionale per le eccessive semplificazioni, che sono necessarie per comunicare veramente con tutti. La stabilità di un governo dipende dalla solidità della maggioranza parlamentare che lo sostiene grazie al voto popolare. Non vedo scenari catastrofici se alla fine dovesse vincere il No. Da molti anni, tentano di convincerci che su problemi complessi e delicati, le decisioni, devono essere concentrate nelle mani di poche persone, meglio se scelte dal capo. Con meno persone che decidono, snelliscono le procedure e concentrano le decisioni in mani fidate. In questo modo, si possono far passare scelte anche molto impopolari, senza rischio alcuno. Meno si vota e meglio è. Normalizzazione del conflitto, che si ottiene con minore rappresentanza proporzionale e con premi di maggioranza abnormi, che trasformano come per incanto, un voto in più, in una maggioranza in tutti i rami del parlamento. Questa proposta di riforma, va in questa direzione.

La riduzione del numero di Senatori, senza abolire il bicameralismo, costa agli italiani la perdita del diritto al voto per l’elezione dei Senatori. Chiamiamolo bicameralismo imperfetto, perché la seconda camera resta, ma è fatta di nominati, cioè da politici che nominano altri politici. Saranno nominati Sindaci e Consiglieri Regionali, dai consiglieri stessi, e non ci vuole particolare fantasia per intravedere il pericolo di un sistema permeabile alla clientela e allo scambio di favori reciproci, cioè alla corruzione. Sì avete capito bene, questi nominati, avranno i benefici dell’immunità parlamentare. Il nuovo Senato dei 100, per composizioni e funzioni, non potrà essere realmente rappresentativo di Regioni e autonomie locali. La riforma non allarga gli spazi di rappresentanza e non da adeguate garanzie alle minoranze politiche e tutto è rimandato a modifiche di regolamenti e leggi future, come alla modifica della legge elettorale. L’introduzione della clausula di supremazia dello stato su temi strategici che riguardano il territorio, consentirebbe di imporre alle comunità locali decisioni prese altrove – ad esempio -un deposito di scorie nucleari o un sito di rifiuti tossici, senza che le popolazioni possano incidere sulle scelte o rappresentare un interlocutore. Mi preoccupa che il Senato non elettivo e part-time debba recepire le norme europee e discutere su temi delicati ed estremamente complessi che riguardano la nostra vita, con nominati che non se ne possono occupare a tempo pieno. L’introduzione del “voto a data certa” consente al governo di dettare l’agenda parlamentare, rompendo l’equilibrio tra i poteri dello stato, anche in casi di temi delicati e che dividono il paese reale. Mi preoccupa che basterà il 50% più uno di una sola camera per entrare in guerra. La modifica dell’articolo 70, crea un dettato normativo, che porterebbe a ben 9 tipi diversi di procedure per approvare una legge tra Camera e Senato, ed è lo stesso testo a denunciare questa difficoltà, il nuovo articolo, è composto da 439 parole al posto delle 9 precedenti. La scarsa base popolare e sociale che sostiene le riforme è evidente.

Infatti, le corpose revisioni della costituzione, sono state approvate a maggioranza in seconda lettura dalle Camere, a norma dell’articolo 138 della costituzione. Ma è proprio lo stesso articolo, che rende obbligatorio il referendum perché le modifiche, sono approvate con la maggioranza semplice dei parlamentari e con tutta l’opposizione fuori dall’aula, forzando regolamenti e codici con emendamenti come il “maxicanguro” che ne hanno impedito la discussione, ed altre scorciatoie. Si attribuisce alla costituzione vigente il peso della “lentezza burocratica” ma è falso. Anche al tempo della dittatura di Mussolini, ci si lamentava della lentezza della burocrazia.

L’Innalzamento delle firme necessarie per le proposte di legge di iniziativa popolare prevista nella riforma è un ulteriore indirizzo sbagliato. Un contenuto irricevibile in sé, quindi estremamente dannoso per le vere istituzioni democratiche e per la qualità della vita dei cittadini e delle cittadine di oggi e delle future generazioni. Per questo invito a votare No, senza ricatti o paure, ci teniamo una costituzione migliore e il bene comune.

Domenico Napolitano
Comitato per il NO – Aversa

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Redazione

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