La Storia di Aversa. Il “Lemitone” aversano come i “Quartieri Spagnoli” di Napoli

Aversa, verso il Seicento, era decaduta ulteriormente, con la peste del 1656 che creò non pochi disagi agli aversani, ne scaturì la perdita di buona parte della popolazione. Fu realizzato un lazzaretto fuori Porta San Nicola, ed un altro presso la chiesetta di Santa Maria dell’Oglio, mentre a Torre Bianca, in località “Purgatorio”, furono portati i convalescenti. Il calo demografico e le ristrettezze economiche, nonché la crisi delle attività per i notevoli contributi versati allo Stato, determinarono un freno dello sviluppo, ma la crisi ebbe breve durata. Ben presto, l’incremento demografico fu così elevato che si dovette costruire, a sud della città, un nuovo quartiere, che seguì un rigoroso impianto a scacchiera con vie ortogonali su antichi tracciati, e con una unica diagonale. Da questo momento si cominciò ad abbandonare lo sviluppo radiale medioevale e, soprattutto, si iniziò a spostare verso sud, in direzione di Napoli, l’area di espansione della città. Anche per questo, il più importante intervento urbanistico realizzato nei primi anni del Seicento dagli Spagnoli, il quartiere “Lemitone”, fu realizzato nella parte sud-est, in direzione appunto di Napoli, fuori dal perimetro urbano. Il termine deriva dalla parola dialettale “lemmeto” (limite) che stava ad indicare un largo sentiero di campagna che conduceva dalla Chiesa dell’Annunziata alla Porta Nova.

Così, il quartiere che sorse intorno a questa via di campagna, oggi Via F. Orabona, prese il nome proprio da questo termine. Il Lemitone rappresenta l’ultimo organizzato episodio urbanistico aversano, l’anello di congiunzione, tra la ”città murata” e la nuova espansione a ”macchia d’olio”. La nascita del quartiere seicentesco, si data intorno al 1640, allorché il Papa Urbano VIII consentì che l’Annunziata lottizzasse l’ex Starza dell’Arco. Il Lemitone andò così ad imitare le coeve e analoghe creazioni urbanistiche napoletane (Quartieri Spagnoli), ma il nuovo disegno planimetrico, vivacizzato dall’assenza di piazze e di sagrati di chiese, segnalò con la sua nascita, l’organica saldatura con il vicino Casale di Savignano. Rispetto alle lottizzazioni tardo- cinquecentesche napoletane, la nuova realtà aversana rivela l’interessante anomalia del lungo tracciato che lo attraversa in diagonale, quasi simmetricamente. L’inconsueto ed intenzionale coesistere di isolati regolari, rettangolari o all’incirca quadrati e trapezoidali, si spiega com la volontà dell’A.G.P. (Ave Maria Gratia Plena, acronimo dell’Annunziata), di non cancellare la vitale arteria, la quale, permetteva agevoli scambi con il centro cittadino attraverso la Porta Nova. Proprio tra questi elementi comuni: le corti, i granai, gli stucchi, i loggiati, i tetti, le edicole votive, può leggersi la storia della ”Starza dell’Arco”, un episodio particolare nel contesto urbano aversano.

A parte la costruzione del Conservatorio di S.Anna, del Seminario e dell’Arco dell’Annunziata, la città non fu interessata da grossi interventi urbanistici. Molti edifici religiosi mutarono il loro aspetto medievale, perché ricoperti da importanti stucchi, secondo l’apprezzato stile barocco del momento, come il caso della Chiesa di San Francesco delle Monache, che fu interamente rivestita da marmi policromi. Il chiostro rimane l’unica testimonianza dell’aspetto romanico originario del complesso. Decorato in alcune campate con affreschi risalenti a diverse fasi di intervento, presenta archetti ogivali poggianti su colonnine binate.

Luigi Cipullo

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