Bindi “da uccidere”, poi De Luca chiede scusa: la rispetto

“Credo di aver chiarito la mia posizione mezz’ora dopo, esprimendo il mio rispetto per l’onorevole Bindi. E tuttavia, qui e lì, c’è chi continua l’opera di strumentalizzazione. É del tutto evidente che le mie parole, presentate così come sono state presentate, erano obiettivamente inaccettabili e obbligavano a chiedere scusa. Cosa che ho fatto e che faccio. Ho chiarito il contesto, credo davvero di non avere più nulla da aggiungere”. Così in una nota il governatore della Campania, Vincenzo De Luca.

“De Luca ha detto cose profondamente sbagliate ma non si può associare De Luca alla mafia perché la frase su Bindi è indifendibile ma è campione della lotta alla mafia e alla camorra nel suo territorio”. Così Matteo Renzi a ‘Otto e mezzo’ replica a Peter Gomez, aggiungendo che il governatore campano “deve chiedere scusa” a Rosy Bindi.

E’ polemica per una frase choc di Vincenzo De Luca su Rosy Bindi contenuta in un video trasmesso a ‘Matrix’. “Quello che fece la Bindi è stata una cosa infame, da ucciderla. Ci abbiamo rimesso l’1,5%, il 2% di voti”, ha detto riferendosi alla presa di posizione della presidente della presidente della commissione Antimafia, che lo aveva inserito nella lista dei “candidati impresentabili” poco prima delle elezioni regionali del 2015.

Nella sua intervista, De Luca ha parlato di “atti di delinquenza politica. E non c’entra niente la moralità, era tutto un attacco al governo Renzi”, sempre in riferimemento alle precedenti dichiarazioni di Rosy Bindi. La presidente della commissione Antimafia, in un tweet, ringrazia per la solidarietà. “Mi ha fatto bene”.

E, in serata, interviene anche il premier, Matteo Renzi: “Le parole del governatore della Campania Vincenzo De Luca sono “totalmente inaccettabili, solidarietà piena a Rosy Bindi”, afferma al Tg1.

LA PRECISAZIONE E LA MINACCIA DI QUERELA – “La vicenda – grave – di un anno fa è chiusa. Non c’era e non c’è alcun problema con l’on. Bindi, nei cui confronti, al di là di ogni differenza politica, riconfermo il mio rispetto oltre ogni volgare strumentalizzazione”. Così Vincenzo De Luca, secondo cui il video mandato in onda da Matrix rappresenta “l’ennesimo atto di delinquenza giornalistica”, rispetto al quale “verificheremo con l’ufficio legale gli estremi della querela a fronte di una evidente violazione della privacy e violenza privata”.  “Chiarisco – spiega il presidente della Regione Campania – che nell’intervista che ieri ho rilasciato a Matrix nessuna domanda, e tantomeno alcuna risposta, ha riguardato l’onorevole Bindi. Al termine della stessa intervista, il giornalista ha tirato fuori il suo tablet chiedendomi, mentre gli operatori smontavano i cavalletti delle telecamere, se poteva mostrarmi quanto aveva affermato in una precedente trasmissione l’ospite Vittorio Sgarbi sull’onorevole Bindi. Abbiamo parlato di Sgarbi, e commentato insieme, sorridendo e facendo battute, quel video che non conoscevo. Verificheremo con l’ufficio legale gli estremi della querela a fronte di una evidente violazione della privacy e violenza privata esercitata”. Secondo De Luca, si è trattato di “un ennesimo episodio di scorrettezza professionale e di inciviltà”.

Ma le sue parole di De Luca innescano la miccia della polemica, dentro e fuori il partito. Il vicesegretario Lorenzo Guerini bolla le dichiarazioni come “Parole inaccettabili” ed esprime “piena solidarietà” alla Bindi. “Nessuna polemica politica, per quanto aspra, o nessuna decisione, per quanto controversa – commenta Guerini – giustificano espressioni come quelle di De Luca riportate dai mezzi di informazione”. Sulla stessa linea anche Debora Serracchiani che in un tweet condanna la presa di posizione del Governatore della Campania:

Il vicepresidente della Commissione Antimafia Claudio Fava (SI) a sua volta è molto duro con De Luca che, afferma,  “parla come un camorrista: credo che il suo partito si sarebbe dovuto interrogare tempo fa sulle discutibili qualità umane e gli eccessi verbali di questo personaggio”. E Pippo Civati e Beatrice Brignone(Possibile) condanna le “parole vergognose e intimidatorie dal Presidente della Regione Campania” che a suo dire utilizza “frasi che appartengono al lessico della criminalità e non a quello della politica e sono di una violenza intollerabile” chiedendo che “le istituzioni e i partiti tutti intervengano subito prendendo le distanze da un uomo che è arrivato a ipotizzare l’uccisione di un membro del parlamento. De Luca si sta dimostrando sempre di più un elemento della politica deteriore e volgare. Si agisca immediatamente contro questa deriva caudillesca. Felici di non averlo votato e certi che Renzi ne chiederà le dimissioni”.

Duro anche il commento del presidente del Senato Pietro Grasso: “Non pensavo che spostandomi in politica avrei sentito delle parole che ero abituato a sentire quando ero procuratore antimafia – dice Grasso – . Certe cose un rappresentante delle istituzioni non deve pensarle né dirle. De Luca chieda scusa alla Bindi e smetta di imitare Crozza. Non pensi di costruire consenso e simpatia ma solo una rappresentazione di irresponsabilità e arroganza”.

Il 29 settembre De Luca è stato assolto “perche’ il fatto non sussiste” dalle accuse legate alla vicenda del Sea Park, il parco marino mai realizzato a Salerno, processo per il quale l’Antimafia inserì il suo nome tra i cosiddetti ‘impresentabili’. “Esprimo piena soddisfazione e rispetto per la magistratura. Era questa la vicenda per cui una avventurosa parlamentare ci aveva presentato come ‘impresentabili’. Oggi ci presentiamo a testa alta”, scrisse dopo l’assoluzione su Twitter il presidente della Regione Campania. La vicenda degli “impresentabili” segnò un altissimo momento di tensione nel Pd. De Luca definì “infame ed eversiva” l’iniziativa della collega di partito, arrivando addirittura a presentare una denuncia-querela contro di lei, poi archiviata dal gip di Roma. Secondo l’ex sindaco di Salerno, Bindi aveva “danneggiato in maniera pesante e consapevole il Pd a 24 ore da un voto importante. Nei Paesi civili che si rispettano impresentabili sono coloro che hanno una condanna definitiva, e non quelli che stanno sullo stomaco a qualcuno”. Accuse “inaccettabili” secondo la presidente dell’Antimafia, che riscosse ampia solidarietà tra i colleghi di partito e chiese l’intervento degli organi interni di garanzia del Pd: “Le accuse che ci sono state rivolte non sono un fatto personale ma toccano il cuore delle istituzioni”.

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