Aversa. Stop attività Tribunale Napoli Nord, personale aderisce sciopero a Roma

Stamani presso le sedi dei Giudici di Pace di Napoli Nord, le attività e i processi si sono fermati, poichè tutto il personale amministrativo e di cancelleria hanno aderito allo sciopero unendosi ai colleghi di tutt’Italia a Roma.

Da tempo i disagi patiti sono stati resi noti ed è stato chiesto un intervento deciso, fattivo e tempestivo da parte del Ministero, tante in questi anni le promesse e le passerelle, che ad oggi non hanno portato alcun valido risultato. Per questo da giorni è in corso un maxi sciopero generale. Anche il sindacato “GIUDIZIARI D’ITALIA UNITI AUTONOMI” il cui referente è Giuseppe Rosa, hanno aderito alla manifestazione confluita a Roma.

I sindacati fanno sapere che “questo è un momento decisivo della Riforma: l’Europa (Commissione Europea, Parlamento Europeo, Comitato dei Ministri, Comitato Europeo dei Diritti Sociali…) preme perchè ci vengano riconosciuti i diritti fondamentali previsti dalla CEDU e dalle direttive comunitarie sul lavoro (divieto di abuso di rapporti a termine; principio di non discriminazione; regola del “pro rata temporis”…) ed è probabile l’imminente avvio di una procedura di infrazione contro l’Italia sulle questioni da noi sollevate.Al Ministero hanno ufficialmente dichiarato che stanno lavorando su di un secondo decreto legislativo attuativo della legge delega 57/2016, che probabilmente riguarderà gli aspetti ordinamentali generali (al fine di riaprire i concorsi per i futuri g.o.p. che andranno inizialmente nell’ufficio del processo) e la tutela previdenziale, e verrà presentato al Consiglio dei Ministri entro fine anno. E’questo il momento di alzare la voce e far valere le nostre sacrosante ragioni: dobbiamo anticipare gli eventi per non subirli a giochi fatti.Le nostre richieste rivendicative sono lineari: apportare alla legge 57/2016 le necessarie modifiche (o laddove possibile forzare i decreti delegati) per conformarla alle richieste dell’Europa ed alla Costituzione: 1) Restituire autonomia agli Uffici del Giudice di Pace, oggi sotto l’incostituzionale direzione del Presidente di Tribunale, ossia il capo dell’organo giurisdizionale d’appello delle nostre sentenze; quanto meno prevedere la facoltà dei Presidenti di Tribunale di avvalersi dell’ausilio di giudici di pace nell’esercizio dei suoi poteri.2) Al fine di superare la violazione della clausola 5, punto 1, della direttiva comunitaria 1999/70/CE sul lavoro a tempo determinato, che vieta l’abuso di rapporti a termine, prevedere la continuità del servizio sino al raggiungimento del limite di età previsto per i magistrati ordinari, salve le periodiche verifiche di idoneità.3) Al fine di rispettare il principio di non discriminazione previsto della clausola 4, punto 1, della citata direttiva comunitaria, riconoscerci la piena tutela previdenziale ed assistenziale (compresi congedi per malattia e maternità, assicurazione per infortuni sul lavoro, etc..) e, come previsto a favore di tutte le altre categorie di pubblici impiegati dello Stato, la contribuzione dello Stato non deve essere inferiore alla misura del 75% (sulla natura subordinata del nostro rapporto di lavoro, si veda la sentenza della Corte di Giustizia Europea del 1° marzo 2012, O’Brien, C-393/10, riferita ad un magistrato onorario ed avvocato). 4) In applicazione della clausola 4, punto 2, della direttiva comunitaria 1999/70/CE (principio del “pro rata temporis”), riconoscerci una retribuzione congrua, che sia commisurata all’importanza del lavoro svolto, al tempo impiegato nell’adempimento di tutti i nostri doveri d’ufficio ed allo stipendio dei magistrati ordinari. 5) Cancellare la previsione della possibilità di applicazione dei giudici di pace in servizio nell’ufficio del processo, che costituisce una retrocessione sia sotto il profilo della qualifica professionale (da giudice con pieni poteri, diverremmo meri ausiliari del magistrato di carriera), sia sotto il profilo delle retribuzioni. Chiediamo insomma il riconoscimento del nostro rapporto di servizio come vero e proprio rapporto di lavoro: l’Europa ci dà ragione e sarebbe autolesionistico “giocare al ribasso”. A tal uopo abbiamo già avviato un’azione giudiziaria collettiva al TAR Lazio, cui hanno aderito circa 250 giudici di pace, ove chiediamo la piena stabilizzazione ed a breve notificheremo un atto di intervento per i colleghi che non hanno fatto in tempo ad aderire. Ci stiamo, altresì, organizzando per avviare plurime azioni di risarcimento danni contro lo Stato Italiano per le denunciate violazioni all’ordinamento comunitario.”

Christian de Angelis

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