Napoli. Calato il silenzio sul cinema-teatro Acacia

Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori collinari lancia un pressante appello rivolto segnatamente alle autorità competenti, Ministero per i beni culturali e ambientali e per il turismo, Regione Campania e Comune di Napoli, anche a tutela dei lavoratori impegnati, affinché intervengano mettendo in campo tutte le iniziative tese a salvaguardare la struttura, pure attraverso la destinazione di apposite provvidenze economiche, promuovendo altresì iniziative che coinvolgono gli operatori del settore e le scuole del territorio.

“Dopo che nei mesi scorsi si era manifestata, anche da parte dei mass media, una diffusa attenzioni sulle sorti del cinema-teatro Acacia posto in via Tarantino nell’area collinare della città, negli ultimi tempi sembra calato il più assoluto silenzio sulle vicende legate a questa importante struttura artistica e culturale”. Capodanno, già presidente della circoscrizione Vomero, è impegnato nella riscoperta e nella valorizzazione delle tradizioni e della cultura presenti sulla collina della Città, e che in un già passato aveva per primo lanciato l’appello per salvaguardare e difendere la permanenza della struttura.

“Purtroppo – afferma Capodanno – a Napoli il perdurare della pandemia rischia di fare un’altra illustre vittima tra le poche strutture culturali e di socializzazione rimaste a disposizione dei circa 120mila residenti della quinta municipalità, che comprende i quartieri partenopei del Vomero e dell’Arenella. Negli ultimi tempi al riguardo circolavano infatti voci di una diversa destinazione d’uso del cinema-teatro Acacia, chiuso da mesi, come tutte le strutture analoghe, a causa del coronavirus.  Va ricordato che, dopo notevoli lavori di restauro che avevano riguardato la sala, al fine di adeguarla alle nuove esigenze tecniche e di renderla più accogliente ad una vasta platea di spettatori, diventando così un importante punto culturale e d’incontro, l’Acacia aveva riaperto i battenti nell’anno 2005 . Negli anni seguenti furono poi programmate diverse stagioni teatrali nel corso delle quali si alternarono compagnie teatrali di tutto rispetto, con artisti come Gino Rivieccio, Francesco Paolantoni, Manuel Frattini, Tullio Solenghi, Sal Da Vinci per ricordarne solo alcuni”.

“Successivamente, in occasione della stagione teatrale 2012-2013 – puntualizza Capodanno -, dopo che per alcuni mesi la sala era rimasta chiusa,  si diffusero allarmanti notizie circa la possibilità che venisse mutata la destinazione d’uso dei locali in supermercato o garage, così come peraltro già era avvenuto per altre strutture analoghe.  Ma, anche a seguito dell’intervento del Comitato Valori collinari e dell’interesse suscitato sulla vicenda attraverso i mass media, il 6 febbraio del 2013 l’attività teatrale riprese con lo spettacolo del fantasista Brachetti, in quella che, nel capoluogo partenopeo, rappresenta la prima sala con duplice destinazione, concepita sia come sala cinematografica che teatrale, con 676 posti di platea e 225 di galleria, immaginata e realizzata dall’ing. Roberto Fernandez  subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, quando il Vomero era tra l’altro ancora considerato il “quartiere dei broccoli” con la presenza di pochi palazzi e di ampie zone ancora destinate alla coltivazione”.

“Negli anni successivi – aggiunge Capodanno – la struttura, grazie anche all’impegno della proprietaria Emma Naldi, nipote del costruttore, scomparsa l’anno scorso, la struttura aveva continuano a operare prevalentemente come sala cinematografica ma ospitando sovente anche altre attività, quali rappresentazioni teatrali, concerti e manifestazioni di arte varia. Il Vomero è stato da sempre considerato, a giusta ragione, la “cinecittà di Napoli” visto che agli inizi del novecento proprio nel quartiere collinare si trovavano due stabilimenti di produzione cinematografica. La “Partenope film” fondata nel 1910 da Roberto Troncone in via Solimena e la “Lombardo Film”, rilevata da Gustavo Lombardo e da cui sarebbe poi nata la “Titanus”, in via Cimarosa 186. In seguito videro la luce numerose sale cinematografiche a partire dalla prima, l’Ideal, che sorse in via Scarlatti nel 1913. Oggi al posto di quella bellissima sala, che i vecchi vomeresi ricordano ancora, si trova il megastore Zara”.

“Agli inizi degli anni ’60, nell’ambito della sola municipalità collinare, si contavano ben dieci sale cinematografiche – conclude Capodanno -. Di queste, negli ultimi lustri, hanno chiuso i battenti la metà. Oltre al già ricordato cinema Ideal, sono scomparsi l’Ariston in via Morghen, sostituito da una banca, il Colibrì in via de Mura, sostituito da un club fitness, il Bernini, sostituito da un negozio di abbigliamento per bambini e l’Abadir,  già Orchidea, in via Paisiello, dove attualmente c’è un supermercato”.

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