La Storia di Aversa. Facciamo chiarezza sulla Berlina di Gala

Cerchiamo di fare un po di chiarezza in merito alla “berlina di gala” la carrozza attualmente custodita in Aversa al pian terreno del Tribunale di Napoli Nord. Molto si è scritto e detto, cadendo spesso nell’errore del sentito dire o della più comune bufalata mediatica. L’ottima ricostruzione fu fatta in passato da Franco Pezzella quando la carrozza venne impropriamente portata a Caserta dove qualcuno cercò di strapparla alla città, proprio come poi tentarono di fare con il quadro del Guercino… ma fortunatamente la città ebbe un impeto di orgoglio e il tentato scippo fallì. 

La settecentesca carrozza cosiddetta degli ‘Eletti della città di Aversa’ già (come apprendiamo dal Pezzella) lungamente conservata nel cortile della antica Pretura di san Domenico; poi trasportata a Napoli negli anni ‘70 in un deposito della Soprintendenza ai BAS per essere restaurata; e quindi portata fraudolentemente a Caserta presso la Reggia. Fortunatamente qualche Aversano alzò la voce e la carrozza tornò ad Aversa. 

Il restauro lungo e laborioso fu effettuato dalla dottoressa Todina Jacopella Rughini e il dottore Giovanni Parente, funzionario della SBAAAS di Caserta e Benevento. La berlina secondo una consolidata e tuttavia mai comprovata tradizione sarebbe stata donata alla municipalità di Aversa da Carlo di Borbone; molto più verosimilmente, invece, essa fu venduta alla stessa dalla nobile famiglia napoletana dei Principi di Pignatelli. Va evidenziato come nella prima di metà del XVIII secolo, epoca in cui il manufatto fu realizzato, le carrozze godessero – e per la raffinatezza del modellato, e per le decorazioni pittoriche, soventi affidate ad artisti di indiscussa celebrità – di particolare fama tra la nobiltà che ne affidava, come accade d’altronde oggi tra i ricchi con le auto di grossa cilindrata, tutto il proprio prestigio.  

La vettura Aversana era in origine abbellita – giusto quanto si legge nella relazione che Stanislao Erasmo Mariotti, ispettore ai monumenti per il mandamento di Aversa, inviò nel 1913 al prefetto della provincia per sollecitarne il recupero – da ben otto pannelli metallici dipinti su fondo dorato, variamente decorati con figurine maschili e  femminili, musici, putti, uccelli, paesaggi, che, nell’esecuzione composta e raffinata rimandavano alle coeve, preziose e fragili figurine in porcellana della Real Fabbrica di Capodimonte. Andati irrimediabilmente persi in questi anni (per incuria o in seguito a furti) i pannelli e con essi la ricca tappezzeria interna «costituita da sete rossa damascata con volanti borduli in oro e cuscini della stessa sete», nonché le maniglie d’argento delle portelle, le borchie d’arresto dei mozzi (anch’esse d’argento) a testimoniare il bel lavoro restano oggi: il rosone con l’aquila che regge nel becco un ramo di quercia (davanti al sedile del conducente) e, nella parte posteriore, uno scudo ovale, sostenuto da festoni, con al centro un rilievo ligneo con il basilisco, la mitica figura simbolo della città di Aversa.  

di Stefano Montone

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