Bitcoin festeggia 12 anni e entra nella sua prima fase di maturità

Correva il 31 ottobre 2008 e, guarda caso, era proprio la notte di Halloween. Un personaggio di cui è rimasta fino a ora ignota l’identità, tale Satoshi Nakamoto, decise di diffondere online un Libro Bianco su una moneta elettronica, in grado di inviare in maniera diretta dei pagamenti sul web tra due entità, senza dove fare più ricorso a una banca.

Nakamoto, che ancora oggi non si sa se sia una persona fisica oppure più semplicemente un gruppo di ricercatori ed effettivamente sempre più persone si chiedono chi sia veramente l’inventore della criptovaluta, diede anche il nome a tale moneta, che da quel momento in avanti venne chiamata Bitcoin. Sono passati dodici anni e ne è passata di acqua sotto i ponti da quel momento. La stampa del primo Bitcoin, anche se effettivamente non è la terminologia esatta, si ebbe il 3 gennaio del 2009.

La storia del Bitcoin

Fin da subito fu uno strumento utilizzato solamente da qualche nerd che, secondo una recente ricerca pare siano la categoria più esposta al furto di identità digitale, piuttosto di frequente da degli hacker dotati di competenze impressionanti, ma ritenuti solo ed esclusivamente dei personaggi marginali sulla scena. Ebbene, con il passare del tempo, invece, il Bitcoin ha cominciato a entrare sempre più in profondità nel mainstream. Al punto tale che, nel 2017, per via dell’impressionante aumento dei prezzi, portò a quella che si può definire a tutti gli effetti una corsa all’oro, coinvolgendo in modo particolare i giovanissimi trader, ancor più nello specifico gli asiatici.

Come si può facilmente intuire, il Bitcoin non è di sicuro uno di quegli asset che hanno la capacità di adeguarsi al lungo periodo molto bene, visto che prosegue a mantenere intatta la sua peculiarità principale, ovvero un alto livello di volatilità, con continui rimbalzi e altrettante cadute di non poco conto. Volete un esempio? Nel mese di febbraio del 2011, il valore del BItcoin era pari a un dollaro, mentre al giorno d’oggi viene scambiato oltre quota 13 mila.

Il Bitcoin nel 2020

Per tanti addetti ai lavori che sono soliti fare trading online con piattaforme come Plus500, che rappresentano la soluzione migliore in quanto a sicurezza, completezza e varietà di funzioni che vengono offerte agli utenti, il 2020 verrà ricordato come l’anno non solo legato alla pandemia e all’emergenza sanitaria, ma anche della regolamentazione.

Una sorta di prima maturità per il Bitcoin, che sta cominciando a lasciarsi indietro anche gli ultimi spettri legati all’illegalità e all’opacità che sono stati sfruttati fin troppo negli ultimi anni. Infatti, l’ultima proposta di regolamento dovrebbe offrire la possibilità, agli stati che fanno parte dell’Unione Europea, di creare una quota normativa nel settore delle criptovalute. In effetti, per questo settore si tratterebbe davvero di un risultato storico e senza precedenti.

I quattro obiettivi della Commissione Europea

La Commissione Europea sta comunque lavorando in tal senso e, per questo motivo, ha voluto stabilire ben quattro obiettivi. Il primo è quello di garantire la certezza del diritto in quest’ambito; il secondo obiettivo è quello di realizzare un framework normativo che sia caratterizzato da un alto grado di omogeneità; il terzo traguardo è quello di garantire maggiore supporto all’innovazione; infine, il quarto e ultimo obiettivo è quello di lavorare e migliorare la protezione dei consumatori, così come dei soggetti che investono sulle criptovalute.

La comunità relativa al Bitcoin è certamente piuttosto frammentata, ma è altrettanto vero che abbia sempre prestata una certa attenzione nei confronti della regolamentazione e, per questa ragione, il 2020 ha riservato parecchi soddisfazioni in riferimento ai volumi complessivi che sono stati raggiunti. E in Italia? Non si può affermare che sia un Paese molto cripto-friendly, ma la tendenza sta cambiando, visto che sono sempre di più gli italiani che stanno aprendo una posizione su tale tipologia di asset.

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Redazione

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