“La dittatura delle minoranze”: censura e polemica per la copertina del nuovo libro di Francesco Mangiacapra

In un momento storico in cui i concetti di dittatura e di minoranza sono tematiche delicate e intoccabili sui social network, “La dittatura delle minoranze”, il nuovo libro di Francesco Mangiacapra, fa discutere per la censura subita da Facebook alla copertina del volume già prima dell’uscita in libreria.

A essere ritenuta inappropriata per gli standard di Facebook è l’immagine di una svastica a tinte arcobaleno. Ma le polemiche legate all’opera di Mangiacapra non si limitano alla copertina: nel testo l’autore prende in considerazione alcuni temi significativi della civiltà moderna, spaziando dalle dinamiche relative alle politiche sull’immigrazione, alla disfunzione degli organismi canonici verso una grande fetta di popolazione per favorirne una minoritaria; analizza l’ipocrisia dilagante del “politicamente corretto” e la disinvoltura con la quale questa viene diffusa offuscando le menti meno attente che si autosviliscono, abbracciando filosofie di pensiero che spesso portano a limitare la facoltà di giudizio e di espressione di chi si lascia coinvolgere in questo vortice di finto perbenismo. L’autore affronta temi caldi quali il femminismo, la teoria gender, l’Islam, i Rom, i vegani, la maternità surrogata e fenomeni attualissimi come quello degli untori dell’AIDS e dell’asessualità, tutti uniti dal tentativo da parte delle minoranze di imporre un’idea preconfezionata di libertà e progresso.

Quando la democrazia viene corrosa dal cancro del politicamente corretto – afferma Mangiacapra – essa si trasforma in dittatura delle minoranze, un regime antidemocratico il cui integralismo è costituito dal negazionismo della realtà oggettiva per privilegiare un fanatico senso estremo di rispetto verso tutti, nel quale, pur di non incappare in una potenziale offesa a discapito di determinate categorie di persone, si discrimina, si nega e si abiura la libertà di pensiero e di espressione delle maggioranze. Una tirannia che pretende di delegittimare la società civile della facoltà di opinare su qualsivoglia gruppo minoritario sociale, politico o religioso perché essi sono diventati tutti inoppugnabilmente sacri e intoccabili”.

Il saggio di Mangiacapra è una critica a un sistema che esige di regolare tutto in funzione delle minoranze: dai comportamenti sessuali ai gusti letterari, al modo di parlare, di vestirsi, di scrivere, di mangiare, persino al modo in cui educare i figli. La mentalità sottesa alla regola finisce per favorire la dittatura della piccola minoranza, favorendo “il più intollerante”, di fronte a una maggioranza troppo flessibile e ormai vessata. Un totalitarismo dove al buon senso e all’interesse collettivo si sostituisce il fanatismo ideologico di pochi che spacciano una serie di dogmi laici per imperativi etici. In realtà, solo strumenti al soldo di una strategia socio-politica.

A una lettura poco attenta si potrebbe pensare che Mangiacapra proponga una visione misantropica, misogina e razzista della vita, ma in realtà l’oggetto della critica non è l’individuo singolo o la singola tematica ma la strumentalizzazione che una determinata fascia politica e intellettuale fa circa le tematiche più controverse della nostra epoca: l’autore non odia le donne ma il femminismo becero, non odia gli animali, ma l’animalismo esacerbato, non odia gli stranieri ma le politiche sugli stranieri.Chiaro è lo scopo di condurre dei ragionamenti che hanno l’obiettivo di smontare la propaganda nazionalpopolare che una certa intellighentia vuole propinarci attraverso i mezzi di comunicazione.

Un saggio politicamente scorretto in un regime dove il diritto di critica si è trasformato in un’inversione dell’onere della prova, e il buonismo imposto per legge assurge a dottrina ufficiale del totalitarismo liberal-democratico. Tematiche per le quali, da anni, l’attivista gay per l’autodeterminazione sessuale e i diritti civili, viene censurato sui social network e ostracizzato proprio dalla lobby delle stesse associazioni LGBT.

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