Le Edicole Sacre di Aversa: un patrimonio da salvaguardare

L’edicola votiva è per definizione una piccola costruzione in muratura atta a contenere statue, immagini e, più in generale, oggetti da venerare. In tal senso rientra a far parte di quell’arte sacra minore che si ricollega alle forme del culto privato o individuale con temi e caratteri analoghi pur in ambiti religiosi diversi. Sulla scorta di queste considerazioni è facile dedurre che l’edicola sacra è da riferire alla sfera più ampia dell’arte popolare, pur confondendosi in qualche caso con le manifestazioni del magico. La sua tradizione artistica però è essenzialmente legata al mondo religioso: l’aedicula nasce come piccola casa disposta in punti particolari delle strade, nei crocicchi, in prossimità di fondi rustici o di fonti ritenute salutari dedicate ai Lari, divinità minori della mitologia romana. Infatti era costume comune invocare la loro assistenza prima di intraprendere un viaggio o rendere loro grazie per un ritorno compiuto. Più tarda è la consuetudine di costruire edicole nel luogo di uno scampato pericolo come veri e propri ex voto in muratura. Esse sono opere d’arte che il singolo destina a un luogo di culto aperto al pubblico o, ingenerale, ad esso accessibile. Tale uso è addirittura precedente all’affermarsi del cristianesimo anche se le prime testimonianze certe in merito sono datate a partire dal XV secolo: risalgono alla metà del 400 gli esempi di Santa Maria del Monte in Emilia di Tolentino e Cesena. Ad ogni modo le edicole pur mantenendo le finalità di captatio benevolentiae conservano nel corso dei secoli una funzione di pratica utilità ovvero con la loro luce erano un riferimento per i viandanti. In realtà una particolare attenzione all’arte popolare comincia alla fine del 800 periodo in cui sulla scorta della tradizione romantica la produzione artistica spontanea e collettiva è rivalutata in quanto espressione dell’anima popolare e dell’ethnos.

Le Edicole Votive nella tradizione artistica popolare

Nonostante i numerosi studi e le ricorrenti ricerche sulla produzione artistica della città di Aversa scarsa attenzione è stata rivolta al ricco patrimonio costituito dalle edicole sacre diffuse sul territorio cittadino. Ed è proprio la totale assenza di fonti sull’argomento che rende particolarmente difficoltoso ripercorrere storicamente le vicende costruttive di questa produzione. L’aspetto più interessante è che esse riprendono insolite composizioni che associano l’aspetto devozionale quell’effimero reso con foglie, fiori, ghirlande e simboli di festività. La totale disattenzione della storiografia artistica dinanzi ad un così significativo settore dell’arte locale è confermata dal fatto che nemmeno Gaetano Parente nel suo “Origini e vicende ecclesiastiche della citta di Aversa” non ne fa alcun cenno pur dedicando il primo capitolo del terzo libro alle arti belle, liberali e secondarie trattando di pittura, scultura, musica e lapidaria.

Il presente articolo, si propone di evidenziare la massiccia presenza di Edicole Sacre dislocate per lo più nel centro antico della città normanna con l’intento di conservare un inestimabile patrimonio cittadino ed al contempo di valorizzarlo diffondendone la conoscenza, con la definizione di un percorso tematico. In linea generale si è rilevato che la soluzione tipologica più adottata è quella della nicchia con timpano triangolare o a centina con al centro l’immagine sacra, un dipinto ad olio o un affresco, ancora una statua di terracotta, ceramica, gesso o ancora piccoli bassorilievi in marmo.Secondo l’architetto Pozzi, le iconografie più ricorrenti sono: La Vergine Immacolata, la Madonna del Rosario, la Madonna delle Grazie, la Mater Dolorosa, più genericamente la Madonna col Bambino e la Madonna di Loreto in pieno rispetto con la tradizionale devozione inaugurata dal Vescovo Carlo Carafa nel novembre del 1630 che fece erigere nel Duomo cittadino una cappella succursale e sacrestia, ispirate al più noto modello della Casa Marchigiana. Frequenti sono i casi in cui le edicole appaiono inserite negli angoli dei palazzi nobiliari riproducendone lo stile e spesso nelle rappresentazioni Pittoriche si sovrappongono più strati risalenti a fasi diversi di intervento, nascondendo elementi indispensabili per risalire all’autore, all’epoca di fondazione, ecc. Lo stato di parziale abbandono in cui versa questo patrimonio lo rende leggermente compromesso: molte composizioni significative sono andate distrutte. Risulta perciò doveroso un intervento immediato che si ponga come obiettivo un adeguata attenzione verso queste piccole opere d’arte in una più ampia e completa riqualificazione dell’intero centro storico della città.


Alfredo Maria Pozzi

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