Aversa. Scuola, gli auguri dell’Amministrazione Comunale

Pubblichiamo una lettera che è stata inviata agli alunni delle scuole locali, per augurare un buon anno scolastico, a firma dell’Amministrazione Comunale guidata dal sindaco Alfonso Golia.

Cari studenti, dirigenti, docenti, personale ATA e familiari,

desideriamo augurare a tutta la comunità scolastica di vivere questo anno con intensità e passione.

Siamo consapevoli dell’abbandono istituzionale subìto da tempo dalle nostre scuole e delle difficoltà, delle inefficienze e delle carenze che quotidianamente ne conseguono. Tuttavia, in questi primi mesi di amministrazione abbiamo incontrato tante competenze ed energie dalle quali ripartire per condividere un percorso di superamento della triste logica emergenziale e dell’inutile fatica che essa comporta.

Noi lo crediamo necessario, perché riteniamo ancora la scuola struttura portante del sistema democratico. Noi lo crediamo possibile.

Il nostro augurio è racchiuso, allora, nelle parole di un padre costituente. Fra le macerie e le rovine di un’Italia appena uscita dalla guerra, in un’Italia che ancora non era Repubblica, che ancora non aveva una Costituzione democratica, Piero Calamandrei scriveva: «Tutti gli inconvenienti della democrazia, anche i più gravi, possono essere corretti dalla scuola: è la scuola che sola può dare ad ogni uomo quel senso di responsabilità e di consapevolezza politica che si richiede in chi è chiamato a scegliere liberamente i suoi governanti. Gli assolutismi teocratici o dittatoriali tanto più sicuramente si mantengono quanto più profonda e più generale è l’ignoranza dei sudditi; ma la democrazia non può reggersi a lungo sugli analfabeti, perché ha bisogno per vivere non della soggezione e dell’inerzia, ma del consapevole concorso attivo di tutti i cittadini. Per questo negli ordinamenti democratici la scuola ha un valore non solo politico, ma si potrebbe dire costituzionale: i meccanismi della costituzione democratica sono costruiti infatti per essere adoprati non dal gregge dei sudditi inerti, ma dal popolo dei cittadini responsabili: e trasformare i sudditi in cittadini è miracolo che solo la scuola può compiere» (in Il Ponte, 1, 1946).

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