(VIDEO) Dal campo rom di Giugliano alla licenza media: la storia di Graziano

Una storia a lieto fine. Un pò grazie anche alla redazione de LaRampa con un video sul campo rom di Giugliano, girato nel 2013.

Parliamo di Graziano, ragazzo rom appartenente a quel campo, oggi ha 16 anni e si presenta all’esame di Licenza media. La scelta di presentarsi come privatista assistito e guidato dalla CFC, Comunità Famiglie Camaldoli, associazione di volontariato operante sul territorio.

“Con cadenza plurisettimanale  – dice il prof. Natale Mele – condivideva con Graziano ore di intenso impegno per renderlo capace di comunicare i suoi saperi. I trascorsi a dir poco drammatici vissuti da Graziano l’hanno reso nel tempo sempre più estraneo al contesto ordinario di vita di adolescente. Non è stato facile, ma alla fine ha ripreso a leggere e scrivere con sufficiente comprensibilità. Il non ideale stato di salute gli ha talvolta creato stati di temporanea assenza mentale che ha superato con tanta buona volontà. Tutto andava avanti con regolarità, quando alla richiesta della scuola ospitante, la SMS Massimo D’Azeglio di un documento di riconoscimento indispensabile per essere ammesso alle prove di esame, si faceva l’amara constatazione che l’ufficio anagrafe del Comune di Giugliano si rifiutava di lasciarlo. Senza il consenso del padre non si poteva operare. Padre assente e irrecuperabile. Graziano – prosegue il prof. Mele – rischiava di perdere mesi di lavoro. Alla fine con la comprensione della Dirigente scolastica del D’Azeglio, Prof. Antonietta Maglione e la ferma insistenza del sottoscritto e dei referenti della Cooperativa Tagliaferro e Bugno, si otteneva il documento sostitutivo”.

Graziano ha sostenuto l’esame orale e oltre a un brano letterario preparato con tanta cura, presenta all’attenzione di tutti il video dello lo sgombero del Campo Rom di Giugliano del 29 maggio 2013 come riprodotto dalla testata giornalistica “La Rampa”. Alla visione del video, l’attenzione della Commissione, della Dirigente, e dei compagni d’esame è al massimo.

L’evento più drammatico della sua vita. Anche lui, aveva 11 anni, fu proiettato come tutti, nel nulla di una vita vagabonda. Il suo cuore e la sua mente sono ancora offuscati dalle esperienze infantili con copiose mazziate paterne, l’alimentazione assurda che gli ha procurato una forte disfunzione glicemica e speranze vaghe di poter ancora esserci serenamente in questo mondo. Gli è stato anche contestata la realtà di esserci qui con noi. “Tu sei rom, sei straniero…”.

Graziano commenta le immagini che si sviluppano in drammatico movimento con sicurezza e precisione. Racconta come dietro la videocamera individua i suoi parenti, zii e cugini; ne ripete e confera le voci. In aula un silenzio pieno di emozioni. Graziano ha dato una lezione di alta umanità. Come se nulla fosse accetta di parlare della sua vita. Ha rifiutato drasticamente l’invito di alcuni parenti della comunità rom di essere ormai in grado di sposarsi e fare figli.

“Io non voglio essere come loro – dice Graziano -. Io lo so che non sono più come loro; e so anche che non sono ancora come voi. Tra l’altro ho bisogno di aiuto sanitario ogni giorno, (e fa notare il dischetto per la glicemia che porta sul braccio destro)”.

Alle domande soprattutto del Prof. Paolo Porta e della Preside, tendenti ad accertare quale futuro prevede per se, risponde “non so”. E questo è il vero dramma. La Licenza la consegue, anche con la condivisione della Dirigente Scolastica e della intera Commissione. E poi? Che farà della sua vita? Gli vengono suggerite delle possibilità di formazione al lavoro. Risponde con un pizzico di tristezza: “Io non lo so…”. In sostanza vuole dire: chi mi aiuterà?

“Come referente responsabile della Comunità Famiglie – sottolinea il prof Natale Mele – assicuro tutti che non lo perderemo di vista. Il nostro compito era quello di aiutarlo sul piano scolastico. Ora ci tocca, se le istituzioni dalle quali dipende lo vorranno, ripensare il nostro ruolo. Ci attiveremo per altri percorsi. Certo Graziano ha lasciato un segno indelebile in tutti. Segno che inevitabilmente genera preoccupazione per esserci in una “società incivile” che rifiuta il diverso e non ne accetta problemi e risorse di pari valore”.

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