La Storia di Aversa. Quando “Maria ‘A Zizzaiola” ‘salvò’ l’Arco dell’Annunziata

Spesso e volentieri la storia ha dato meriti a chi non li meritava e invece non li ha dati a chi ha dimostrato un immenso amore per Aversa. Parliamo di Maria Giuseppina Letizia conosciuta da tutti come Donna Maria Letizia detta ‘A Zizzaiola di via Roma. La stessa offrì il suo corpo per convincere l’ufficiale tedesco a non minare l’Arco dell’Annunziata. Dunque va precisata tutta la storia, a scanso di equivoci.

Donna Maria detta ‘A Zizzaiola, da molti accostata in modo indelebile all’attività di prostituta, in realtà si dedicò al meretricio quando già era avanti con l’età. Viene confusa spesso con Maria ‘a vicaiola, che svolgeva l’attività di meretricio a via Belvedere.

La storia di Donna Maria è assai singolare. Maria era una splendida ragazza dell’Agro Aversano. Rimase incinta della persona sbagliata. La famiglia, come si usava a quei tempi, la cacciò fuori di casa e la ripudiò.

Lei rimasta sola e senza alcun sostentamento si rivolse all’Istituto della Real Casa dell’Annunziata il quale prese in consegna il figlio e lo diede in adozione ma la stessa Real Casa dell’Annunziata fu generosa anche nei confronti di Maria concedendole uno dei bassi di via Roma in particolar modo quelli situati attualmente sotto la Facoltà di Ingegneria, affinché vi abitasse. Secondo quando si racconta, Maria riceveva anche un contributo economico per il sostentamento quotidiano. Stando a ricerche approfondite, il padre di Donna Maria era economo della Real Casa Annunziata. Donna Maria Letizia, secondo alcuni, in quel periodo affittava delle biciclette per chi arrivava da fuori Aversa con il tram.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, Aversa era occupata dai soldati dell’Anschluss (in senso strettamente politico, all’annessione dell’Austria alla Germania nazista nel 1938 per formare la “Grande Germania”) quindi nel periodo del Podestà Andreozzi.

Proprio un ufficiale austro-tedesco, in comando ad Aversa, si era invaghito di donna Maria (non ancora ancora dedita al meretricio). La stessa rifiutava le sue avance in quanto ancora legata sentimentalmente al padre di suo figlio dal quale aveva avuto il bambino fuori dal matrimonio.

Orbene quando i tedeschi si ritirarono da Napoli verso Nord fu dato l’ordine di minare Aversa. Innanzitutto bisogna precisare una cosa: nel periodo della guerra l’unica strada oppure la strada più comoda che collegava Roma con Napoli passava dalla nostra via Roma, non esisteva la Variante, non esistevano le superstrade pertanto per andare da Roma a Napoli bisognava obbligatoriamente passare per via Roma. Dunque i tedeschi avevano pensato che minando la città avrebbero limitato, ritardato la risalita verso nord delle truppe alleate. Quando Maria vide minare l’Arco dell’Annunziata cedette alle avance dell’ufficiale a patto che non fosse abbattuto l’Arco.

Questa che vi raccontiamo non è solo una leggenda in quanto dagli atti del processo al Podestà Andreozzi, vi è prova certa che i tedeschi avessero minato parte di via Roma e che lo stesso Podestà per costringerli a desistere dalla propria idea aveva escogitato un piano: invitarli a cena, fatti ubriacare e poi regalato una notte di sesso presso un bordello aversano e noi riteniamo essere quello sito in via Santa Maria della Neve denominata appunto la strada “aret o casin”.

Dunque a nostro parere nella notte che fu salvata Aversa vi furono due storie entrambe vere una è quella di Maria che si concesse al suo amante pur di non far brillare l’Arco dell’Annunziata e l’altra è quella del Podestà Andreozzi che dovette convincere i tedeschi a desistere dall’insana scelta regalandogli una notte di piacere. Il nostro è un tributo a donna Maria Letizia da sempre indicata come prostituta. Maria diventerà prostituta quando tramonterà l’istituto della Real Casa dell’Annunziata e per sopravvivere dovrà concedersi agli uomini in cambio di soldi.

Maria Giuseppina Letizia fu ricoverata nell’ospedale psichiatrico della Maddalena e poi mendicicomio Sagliano dove lì morì il 25 marzo 1976. Dai registri risulta proveniente da Casal di Principe. La stessa risultava coniugata con tale Caterino Vincenzo di Casal di Principe, la mamma si chiamava Baldascino Maria e il padre Letizia Luigi.

Fu seppellita nel cimitero di Aversa nell’area destinata per i defunti del manicomio e la gente senza famiglia. I suoi resti sono finiti nell’ossario comune, in quanto su quelle fosse sono state costruiti dei loculi.

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