E’ Fortnite il videogames più diffuso e amato dai giovani

L’universo del gaming vanta un antenato come Cathode-ray tube amusement device

A catturare l’attenzione sono sicuramente la grafica accattivante e incisiva, ma a fornire la carta vincente è soprattutto la considerazione che si tratta di un gioco gratuito ed accessibile praticamente da qualsiasi dispositivo.

Per poter giocare a Fortnite, il videogames più amato dalle giovani generazioni, si può utilizzare la tradizionale console, ma non mancano le potenzialità di divertimento grazie all’uso di pc, tablet e persino dello smartphone.

 

Fortnite è il videogame online che gode del maggior grado di diffusione sull’intero pianeta.

Realizzato da Epic Games è diventato un autentico tormentone e molte espressioni in uso nel gioco sono state trasferite nel modo di comunicare dei più giovani.

Non deve stupire l’utilizzo di termini quali ‘shoppare una skin nuova’ per chiedere una somma di denaro, magari ai genitori, oppure l’uso comune di un appellativo come ‘nabbo’ laddove si intende parlare di un individuo che risulta davvero mediocre al gioco.

Chi utilizza Fortnite non deve avere doti particolarmente elevate, si tratta di un gioco alla portata della stragrande maggioranza delle persone, ma soprattutto è un gioco per nulla cruento come altri della stessa categoria.

Chi gioca a Fortnite non muore in laghi di sangue ma semplicemente svanisce nell’aria per poi tornare a manifestarsi nella propria base.

A Forniture non vincono solo i più audaci ma anche chi utilizza una strategia vecchia come il mondo ovvero riesce abilmente a nascondersi per poi tornare a giocare a sorpresa.

 

Agli albori del gaming

Nel 1947, come riporta fedelmente l’infografica realizzata da Gioco Digitale, agli albori del gaming, l’unica e sola soluzione di gioco era Cathode-ray tube amusement device, prode antenato d’un settore industriale come quello dei videogiochi che con gli anni ha subito un’evoluzione straordinaria.

Tornando a  Cathode-ray tube amusement device il passo indietro nella storia è importante perché rappresenta il primo step compiuto dall’universo digitale ludico.

Il primo gioco della storia – si legge nell’infografica – simulava il lancio di un missile verso un bersaglio, fruendo di una dote quale l’utilizzo di 8 valvole termo-elettroniche, che garantivano l’effetto del tiro, anche se la versione era ancora decisamente sperimentale.

Il primo videogame della storia, non aveva neanche uno sfondo, per ottenerlo occorreva applicare della carta sul tubo catodico.  Ma era ancora una realtà sperimentale.

Solo negli anni ’70 abbiamo assistito ai segnali della prima vera evoluzione del settore grazie al primo gioco Arcade, Computer Space, e all’arrivo sul mercato di Atari, la ‘mamma’ delle console a cartucce.

Dietro al gioco c’è un’autentica e grande risorsa, quella di un’industria dall’elevato potenziale.

Il gaming, sbagliato demonizzarlo, corretto non abusarne

Sin dagli albori il gaming ha rappresentato e continua a farlo il luogo perfetto dove rifugiarsi, dove individuare le difficoltà, elaborarle e una volta portatele allo scoperto poterne curare i sintomi.

Sono in prima battuta gli psicologi evolutivi e gli psicoterapeuti a valutare positivamente questo processo, studiando e cercando soluzioni alle dipendenze giovanili verso le nuove tecnologie.

Questi professionisti invitano a non vedere il demonio nel gioco, ma a considerarlo un processo importante, introspettivo, fonte di apprendimento e strumento per migliorare i rapporti interpersonali, a patto che non se ne abusi.

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