Pecorino day: Coldiretti a Napoli per salvare antico mestiere

Il caloroso abbraccio dei napoletani al lavoro dei pastori si è sentito forte questa mattina al primo “Pecorino Day”, organizzato da Coldiretti in tutta Italia con appuntamenti speciali nei mercati degli allevatori e degli agricoltori. A Napoli le degustazioni guidate e gli assaggi gratuiti di formaggi, latte e altri derivati hanno visto protagonista il mercato settimanale di Campagna Amica in viale del Poggio ai Colli Aminei. I cittadini partenopei hanno fatto sentire la loro vicinanza a chi porta avanti un antico mestiere, che rischia di estinguersi con conseguenze economiche, sociali e ambientali.

Negli ultimi dieci anni in Italia è scomparso un milione di pecore. La crisi in atto rischia di decimare irrimediabilmente gli allevamenti sopravvissuti che svolgono un ruolo insostituibile per l’economia, il turismo, l’ambiente e la stabilità sociale del territorio. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti divulgata in occasione del Pecorino Day per sostenere i pastori ed il loro lavoro in un momento di grande difficoltà. Nel capoluogo della Campania l’appuntamento ha visto anche la presenza di Veronica Barbati, la giovane imprenditrice agricola irpina neoeletta leader nazionale di Coldiretti Giovani Impresa.

Ai consumatori sono stati offerti in degustazione i formaggi di pecora più diffusi ed antichi della Campania: il pecorino del Matese, il pecorino Conciato Romano – il più antico pecorino, risalente probabilmente al IV secolo aC, che è anche Sigillo Campagna Amica – il Bagnolese, prodotto esclusivamente con il latte della pecora “Bagnolese”, tipico dell’area dei monti Picentini (in particolare della zona che circonda il pianoro del lago Laceno, ad una altitudine superiore ai 1000 metri sul livello del mare) e della fascia collinare e montana del Salernitano, lungo le pendici del Monte Marzano; il Laticauda Sannita, prodotto con solo latte di pecora di razza Laticauda nel territorio di allevamento di questo ovino, cioè nei comuni montani e collinari delle province di Avellino, Benevento e Caserta; il Pecorino Carmasciano, la cui produzione comprende i comuni irpini di Guardia dei Lombardi e Rocca San Felice (Carmasciano è una contrada a cavallo di questi due comuni), Torella dei Lombardi, Sant’Angelo dei Lombardi, Morra de Sanctis e Frigento.

Nel Sud l’allevamento ovino è fortemente legato al territorio e alla storia del Mezzogiorno. Nel 1447 Alfonso I di Aragona, re di Napoli, continuando l’operato di Federico II di Svevia che già nel 1200 aveva istituito la “Dogana della Mena delle Pecore”, riprese ed ampliò l’attività di allevamento “transumante” delle pecore, organizzandola sul modello dell’analoga “Mesta” spagnola e istituendo i Regi Tratturi, una rete viaria di circa 3.000 chilometri. La transumanza consisteva nello spostamento stagionale, durante il quale transitavano nel ‘600 e nel ‘700 circa tre milioni di capi di bestiame, rappresentando una florida economia grazie alla vendita delle pelli, dei formaggi e della lana.

Sostenere con i propri acquisti la produzione nazionale di pecorino significa – afferma la Coldiretti – aiutare il proprio territorio e contrastare anche l’abbandono delle aree più difficili dove i pastori svolgono un ruolo insostituibile di presidio. Secondo una recente indagine Doxa – riferisce la Coldiretti – più di un italiano su dieci (12%) inserisce il pecorino nella lista dei formaggi preferiti ed è immancabile in molti primi piatti storici. In Campania tra i piatti simbolo della tradizione culinaria che utilizzano questo formaggio c’è lo “scarpariello napoletano”, inventato dagli scarpari (calzolai) che si facevano pagare in natura, anche con i gustosi pecorini che arrivavano dall’Appennino campano.

La pastorizia – continua la Coldiretti – è un mestiere ricco di tradizione molto duro che costringe ogni giorno alla sveglia alle 5 del mattino per la prima mungitura che sarà ripetuta nel pomeriggio per ottenere da ogni pecora circa un litro di latte al giorno che viene sottopagato. Un impegno di elevato valore ambientale poiché – conclude la Coldiretti – si tratta di un’attività che è concentrata nelle zone svantaggiate e che garantisce la salvaguardia di razze in via di estinzione a vantaggio della biodiversità del territorio. Un patrimonio che gli agricoltori di Campagna Amica sono impegnati a difendere con “I sigilli”, prodotti e animali della biodiversità agricola italiana che nel corso dei decenni sono stati strappati all’estinzione o indissolubilmente legati a territori specifici.

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