Battipaglia. FN: “Se perde Treofan, perde la città”

Non vi nascondiamo la parziale delusione per la manifestazione di ieri. Supportare i tenaci lavoratori della TREOFAN era doveroso. Occorreva, perciò , una più energica e massiccia partecipazione. Non c’è stata e il tutto declinava nell’anemico corredo di qualche bandiera sindacale e di partito. Le fabbriche, invece, optano di non interrompere i propri cicli produttivi in segno di solidarietà . I negozi rimangono impudicamente aperti, come se l’affare non li riguardasse. Trionfa in questo modo una gretta mentalità a compartimenti stagni, dove ciascuno resta arroccato nella propria turris eburnea, senza colpo ferire. Non afferrano il concetto che senza coesione perdiamo tutti. Perdono i lavoratori, perde Battipaglia. Perde l’Italia. Ancor più deludente il viavai parolaio di politici e sindacati. Dal palco tanti nervati appelli a lottare, utili senz’altro a rincuorare gli animi di chi patisce la mannaia decisionale di questa nuova e oscura classe padronale. Sterili, tuttavia, in termini di strategia e di proposta“. E’ quanto dichiara il coordinamento cittadino di Forza Nuova Battipaglia che commenta la crisi in atto alla Treofan.

Eppure una strada esiste, che non sia il tanto decantato e ibrido piano industriale evocato dalle teste d’uovo della Triplice. La strada maestra dell’intervento pubblico, secondo i canoni dirigisti che catapultarono l’Italia nel gotha delle potenze industriali planetarie. In totale discontinuità con il mantra neoliberista della privatizzazione, tara d’origine del nostro trentennale depauperamento economico. Uno striscione degli operai declamava senza mezze misure la via della “nazionalizzazione” , con l’effetto di turbare l’economicamente corretto di qualche burocrate d’accatto accorso sul posto. Non si chiederà precisamente questo, ma esso racchiude il senso di tale necessità , inquantoche’ allo Stato Nazionale (ammesso che sia ancora tale) non possono sfuggire le dinamiche subdole ingannevoli della finanza globale. Dinamiche alla base del passaggio di consegne De Benedetti-Jindall avvenuto sulla pelle degli operai e su un importante spezzone del comparto produttivo locale. Il governo torni, allora, a sovraordinare per disegnare il futuro della TREOFAN. Non trasformi il tavolo del 24 in un pletora di buone intenzioni e di “vorrei tanto, ma non posso”. E soprattutto, non si lasci macerare da estemporanee sintesi tese a coniugare i pruriti mercantili con vacui criteri di sostenibilità sociale. Avanti senza tregua“.

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