Musica. L’aversana Vincenza Purgato tra i finalisti del “Festival di Napoli”

Due mesi fa l’uscita del disco ‘Anima di Strega’ ed ora finalista al “Festival di Napoli”, nuovo traguardo per la cantautrice aversana Vincenza Purgato.

Il Festival di Napoli rappresenta uno dei palcoscenici musicali più importanti dell’estate italiana che si terrà il 26 e 27 settembre nel bellissimo scenario del Maschio Angioino con la direzione artistica di Massimo Abbate.

Vincenza si esibirà dal vivo con il suo inedito “Acqua” assieme i maestri Giosi Cincotti ed Ernesto Nobile con la partecipazione di Emidio Ausiello.

“Acqua è il grembo di tutte le altre 9 creatureè stata la prima che ho scritto, nella notte di Natale di 3 anni fa, nella stessa notte di tanti anni fa persi mia madre. L’ho scritta di getto, scrivevo sui post-it, non avendo a disposizione un quaderno, poi ho messo in ordine le frasi, registravo sul telefonino la melodia che mi risuonava come una danza, ricordo come fosse ora l’emozione, sentivo un fermento dentro, ogni cellula del corpo che tremava, uno stato di grazia indescrivibile, è stato sempre cosi per ogni creatura che ho scritto, subito dopo è nata “Anima di Strega” che raccoglie l’intero progetto. Acqua l’ho sentito come un dono. E’ un brano viscerale, un eco dell’anima, una danza che non può non risvegliarti. Un richiamo agli istinti. Ti accorgi che proprio quando senti l’aridità e l’arsura di una deprimente mancanza arriva il sollievo, la leggiadria fresca che l’Acqua solo può donare, elemento di vita e di morte, le cui dosi stabiliscono il fluire delle esistenze e la fecondità del sostentamento. La donna è portatrice di amore e l’acqua come l’amore genera e cura, pronta ad accogliere, è il grembo dove tutto è pronto per essere portato alla luce. L’acqua ha anche un potere devastante per la paura collegata agli eventi catastrofici, ma gli stessi tsunami accadono anche dentro di noi e arrivano per risvegliarci, ad un certo punto della vita siamo chiamati a fare i conti con noi stessi e lasciare andare ciò che non ci appartiene più, ma per farlo bisogna toccare il fondo, smuovere le acque nere per riemergere dalle paure, attraversare i conflitti, i dolori. L’amore unisce, non conosce limiti, non tiene conto delle diversità, culture e credo”.

“Scrivere in Napoletano per me è stato una grande scoperta, amo la canzone classica Napoletana e quando è successo ho sentito una grande responsabilità, una Lingua Universale che dal 2014 è entrata a far parte del patrimonio Unesco. Cantare nella nostra lingua è come ricordarci chi siamo e da dove veniamo, ci riporta alle proprie origini e soprattutto cantare in questa splendida lingua personalmente mi connette molto con il mio mondo viscerale, tocca corde dentro di me che non avrei immaginato come gli istinti più profondi. Nella lingua Italiana è come se avesse agito un energia che parte dall’alto con testi e melodie più sospesi, invece nella lingua Napoletana è come se ad agire fosse stata l’energia della terra. Alla fine è stato un fondersi tra spirito e materia”.


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