Venezuelana costretta alla prostituzione: arresti tra la Campania e la Sicilia

Questa mattina, a seguito di un’articolata e complessa attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord, personale della Squadra
Mobile presso la Questura di Napoli, sta eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, nei confronti di tre uomini di cittadinanza italiana di anni 69, 44, e 43
(rispettivamente residenti in Pontecagnano, Pozzuoli e Marano di Napoli) e tre persone di cittadinanza venezuelana (di cui un uomo di anni 39 residente a Perugia e due donne di anni
28 e 32 rispettivamente residenti a Palermo e Messina), ritenuti responsabili di induzione e sfruttamento della prostituzione di diverse ragazze straniere di origini sudamericane.

L’attività investigativa ha tratto origine dalla denuncia presentata dal Console Generale Aggiunto della Repubblica Venezuelana, il quale aveva appreso che una sua connazionale veniva costretta al meretricio; la giovane donna, sentita nel corso delle indagini dopo il suo rintraccio, disegnava uno scenario agghiacciante di sfruttamento della prostituzione, delineando, con sorprendente precisione descrittiva, le condotte criminose poste in essere dagli indagati. Quanto riferito dalla ragazza offriva una pluralità di spunti investigativi, che venivano puntualmente approfonditi.

Si procedeva, quindi, ad intercettazioni telefoniche e ad una serie di approfondimenti investigativi, che permettevano di riscontrare il quadro indiziario complessivamente delineato.

Si accertava, in particolare, che le giovani donne giungevano in Italia con la promessa di un lavoro regolarmente remunerato ed, invece, venivano destinate alla prostituzione 0
veniva loro sublocato un alloggio – già locato dalia “madame” di riferimento – per lo svolgimento della prostituzione, contro il versamento di canoni di locazione di gran lunga
superiori rispetto alla valutazione di mercato; veniva loro fornito tutto quanto necessario allo svolgimento dell’attività e veniva curata, nei dettagli, la inserzione pubblicitaria delle
prestazioni rese.

Si accertava, ancora, che l’attività criminosa era consumata da due gruppi di persone costituiti da una “madame” di origini venezuelane, che gestiva il mercato della prostituzione, e
da un italiano, chiamato a fornire alle ragazze il necessario supporto logistico. Le prelevava dall’aeroporto al momento dell’arrivo, Ie accompagnava negli alloggi, le conduceva presso i
centri estetici dove venivano sottoposte a “trattamenti di bellezza”. L’attività criminosa dei due gruppi era supportata da altre due persone, entrambi di nazionalità italiana, che curavano,
dietro versamento di un cospicuo corrispettivo, le inserzioni pubblicitarie delle ragazze, provvedendo ad indicarne le fattezze fisiche, le prestazioni rese ed il compenso reclamato.

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