Il culto dell’imperatore Cesare Augusto e di San Cesario a Napoli

Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto, conosciuto anche come Ottaviano o Augusto, è stato il primo imperatore romano.  Nacque a Roma nel 63 a.C ; appartenente alla modesta gens Ottavia del municipio di Velletri, era il pronipote del grande condottiero Gaio Giulio Cesare, il quale lo adottò nel 45 a.C., e quindi il suo cognomen fu trasmesso per adozione. Nel 27 a.C. fu insignito del titolo onorifico di “Augusto”.

 La Campania, ed in modo particolare Napoli, è legata a Cesare Augusto soprattutto nell’ultima fase della sua vita, fino alla morte. Uno dei principali meriti dell’imperatore fu fare di Naepolis (considerata al tempo “la città più greca d’Occidente”) la capitale dello sport; nel 2 d.C. fu proprio Augusto a far edificare il tempio dei giochi Isolimpici e ad indire gli “agoni quinquennali”, una grande festa sportiva che ricordava i fasti delle gare con le fiaccole in onore di Partenope (in tempi recenti, grazie allo scavo della metropolitana tra via Duomo e il Rettifilo, sono stati riscoperti i resti dell’edificio). Lo stesso imperatore vi assistette nel 14 d.C., poco prima di morire a Nola il 19 agosto. Da Nola partì il corteo funebre che, diretto a Roma, viaggiava di notte e faceva sosta di giorno nelle città disposte lungo la via Appia.

Il culto cristiano di Cesario diacono e martire di Terracina –  il santo che sostituì e cristianizzò i culti pagani di Giulio Cesare, di Cesare Augusto e dei “divi Cesari” –  nacque e si sviluppò  proprio sulla via Appia, la strada romana che collegava Roma a Brindisi: lungo il percorso della “regina viarum” si trovava la sua primitiva tomba a Terracina e la Chiesa di San Cesareo de Appia a Roma (ubicata nei pressi delle Terme di Caracalla, nel tratto iniziale della via Appia).

In Campania esistono diverse epigrafi su cui si legge la scritta “IVSSV IMPERATOR CAESARIS QVA ARATRVM DVCTVM EST” (Per volere dell’imperatore Cesare fu fissato questo solco per dove passò l’aratro) conservate in alcune città poste lungo la Via Appia, in cui vi è traccia del culto pagano di Cesare Augusto e della venerazione di San Cesario diacono e martire. Il Grutero ci riferisce che una lapide con la suddetta iscrizione si trovava nella Cattedrale di San Cesareo di Terracina, costruita sui resti del tempio di Apollo che il diacono Cesario avrebbe fatto crollare. Secondo Fr. Maria Pratilli, da questa iscrizione si deduce che Terracina “fu dedotta Colonia dall’imperatore Cesare Augusto”, forse nello stesso tempo in cui fu dedotta anche Capua.

A margine di un intervento di scavo nell’area dell’Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere è stato riportato in luce un cippo pomeriale con iscrizione in latino “Iussu imp(eratoris) Caesaris, qua aratrum ductum est”; questa pietra era stata piantata nel terreno, lungo la fossa che costeggiava le mura cittadine, verosimilmente con la parte iscritta rivolta verso la città, a segnare l’esistenza del sacro confine tra urbs e suburbium, ovvero tra la colonia romana ed il suo territorio (il Caesar dell’iscrizione è stato identificato con il giovane Ottaviano. Datazione: 36 – 31 a.C.). Questo cippo testimonia la volontà di rifondare la cesariana Colonia Iulia Felix da parte di Ottaviano, in ottemperanza alle decisioni del padre adottivo, ossia Giulio Cesare.

Lo scrittore Camillo Pellegrino ci riferisce che questa stessa iscrizione si legge anche in una lapide presente nel campanile del Duomo di Capua e nella Chiesa di San Bartolomeo Apostolo.  A Marcianise, già casale di Capua, è  presente un cippo urbico, collocato oggi sulla facciata dell’antico palazzo Messore, in Piazza Umberto I, su cui si legge la scritta “IVSSV IMPERATOR CAESARIS QVA ARATRVM DVCTVM EST” (A Marcianise esistevano due tempietti rurali paleocristiani di San Cesario e di Santa Giuliana, immediatamente a ridosso del fiume Clanio). Secondo lo studioso Nicola Corcia, da questa lapide, situata sotto l’antica porta di Marcianise, “si raccoglie che sino al detto pago giugneva la pertica campana nella deduzione della colonia in Capua al tempo di Cesare Augusto. Per mezzo di questo pago passava l’antica strada che da Capua menava ad Atella (in epoca altomedioevale dall’antica città di Atella sorse il villaggio di Cesa, che dipendeva politicamente da Capua; San Cesario fu eletto protettore di Cesa). Questa stessa iscrizione in latino si trova anche sul cippo pomeriale conservato nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Sulle estreme propaggini dei Colli Albani, a 3 chilometri circa ad occidente di Velletri, si estendono, sul colle San Cesareo, i ruderi di una grande villa romana, ritenuta per tradizione proprietà della famiglia degli Ottavi, la Gens Octavia, di origine veliterna (Augusto era di famiglia veliterna da tempo stanziatasi a Roma; a Velletri passò la sua infanzia). Durante il Medioevo, sui resti di questa antica villa s’impiantò un insediamento cristiano, dedicato a San Cesareo di Terracina, attestato proprio da un battistero costruito riutilizzando un ambiente in reticolato e laterizi dotato di un impianto idrico. Attualmente i ruderi di questo edificio sono identificati con il nome “Villa di San Cesareo”.

Anche a Napoli l’antico culto pagano dell’imperatore Cesare Augusto fu sostituito e cristianizzato dal diacono Cesario. Il culto del santo terracinese a Neapolis è antichissimo: in uno strumento rogato il 16 giugno del 1288, ai tempi di Carlo I d’Angiò, si fa memoria di un luogo fuori le mura di Napoli, vicino al casale di San Giovanni a Teduccio, che si chiamava “S. Cesarei ad Susurram”, nei pressi della chiesa di S. Arcangelo all’Arena. Secondo alcuni studiosi a San Giovanni a Teduccio vi sarebbe stata la villa di Theodosia, figlia di Teodosio, il grande imperatore romano: qui ella avrebbe innalzato una colonna in onore degli imperatori Valentiniano, di suo padre Teodosio e del figlio di quest’ultimo Arcadio (quindi, anche in questa località, il culto di San Cesario sarebbe servito per sostituire e cristianizzare il culto pagano dei Divi Cesari). Nella Chiesa di Santa Brigida a Napoli, a un passo da Piazza del Plebiscito e dal Teatro di San Carlo, si conserva un busto reliquiario ligneo di San Cesario diacono e martire, nel quale è incastonato un frammento osseo del santo, traslato da Lucca nel XVI sec. A pochi passi da Piazza Municipio, dalla terrazza che fiancheggia la via Cesario Console si eleva, dominando il mare, la statua di Cesare Augusto, offerta dal Duce, Benito Mussolini, alla Città di Napoli nel 1936. Si tratta di una riproduzione in bronzo dell’Augusto di Prima Porta, nota anche come Augusto loricato , conservata nei Musei Vaticani, nella Città del Vaticano. “La statua dell’imperatore che unificò sotto una stessa legge il Mediterraneo ed i domini dell’Impero Romano, era intesa nel suo vero ed altissimo significato, dopo 14 anni di regime fascista e con le idee, l’esempio e le opere date del loro capo, Benito Mussolini”. Ancora una volta il Cesare cristiano ed il Cesare pagano sono vicini…

Giovanni Guida

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