Incontri, webcam, sesso virtuale: i vizi dei preti gay nel dossier di Francesco Mangiacapra

Un dossier di circa 1300 pagine: è quello che Francesco Mangiacapra, definito definito l’escort dei preti e testimone chiave e principale accusatore anche nel processo contro Don Luca Morini (Don Euro), il sacerdote originario di Vecchiano, per anni sul pulpito a Massa-Carrara e in Lunigiana, finito al centro di una indagine tra soldi ed escort, ha redatto dopo frutto di anni di indagini e contatti con decine di preti e seminaristi dove rivela i nomi e le abitudini di una cinquantina di ecclesiastici del sud Italia.

Il gigolò annunciò la cosa lo scorso 14 dicembre 2017 ad Aversa, nel casertano, durante la presentazione del suo libro ‘Il Numero Uno – Confessioni di un marchettero’ organizzata da LaRampa.

“Redigo questo catalogo di mele marce – dice Mangiacapra – non con l’intento di gettare fango sulla Chiesa ma con quello di contribuire a estirparne il marcio che contaminerebbe tutto quanto c’è di integro. L’elenco e le prove fornite negli allegati non sono esaustivi di tutto il campionario che ho incontrato negli ultimi anni perché in molti casi non sono riuscito a raccogliere informazioni e materiale probatorio utili: molte notizie tuttavia sono già note ad alcuni vescovi che anziché agire, avallano questi comportamenti. Al solito i presuli si svegliano solo quando si montano i casi mass-mediatici: mi auspico che questa volta i vertici della Curia possano prendere provvedimenti concreti e svolgere i doverosi accertamenti prima che i vizi dei religiosi che segnalo diventino di dominio pubblico tramite la stampa. L’atteggiamento di quei Vescovi già informati e che ancora non hanno preso provvedimenti è omertoso perché un vescovo, informato con dovizia di particolari su un sacerdote soggetto alla sua giurisdizione, si muove con premura e affetto e non interviene con forza solo quando scoppia uno scandalo”.

“Il fine non è far del male alle persone che menzionerò ma aiutarle a comprendere che la loro doppia vita, per quanto apparentemente comoda, non è utile a loro né a tutte le persone per cui esse dovrebbero rappresentare una guida e un esempio da seguire. Il comportamento dei prelati che segnalo – aggiunge il gigolò – è, in molti casi, frutto dell’impunità a cui gli stessi vertici della Chiesa li hanno abituati: quella ingiusta tolleranza che alimenta l’idea di poter continuare a separare ciò che si esercita da ciò che si esprime, come è tipico di chi ha una doppia morale schizofrenica. Con troppa sicurezza questi sacerdoti sono abituati a contare su quella discrezione di cui da troppo tempo beneficiano, e che ingiustamente consente loro di spogliarsi occasionalmente della tonaca a uso e consumo dei propri vizi. Qui non si tratta di fare moralismi ma di portare alla luce realtà non consentanee agli obblighi assunti di chi il moralismo lo fa quotidianamente dai pergami alle aule di catechismo”.

Qui alcuni stralci di dossier redatti da Francesco Mangiacapra:


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