Connessione a banda ultralarga, Eolo battaglia con Open Fiber

Eolo batte Fastweb e Telecom: non parliamo, o perlomeno non ancora, di dati relativi a copertura e abbonamenti, ma di una vittoria di tipo “burocratico” che il gruppo guidato da Luca Spada ha messo a segno, riuscendo laddove i concorrenti invece si sono fermati.

Il ricorso contro Open Fiber. Per la prima volta da quando si è aperta la partita dei ricorsi contro i bandi Infratel per le reti Ngn nelle aree bianche, infatti, il Tar del Lazio non ha immediatamente bocciato e rispedito al mittente un ricorso, presentato per l’appunto da Eolo per contrastare la decisione di affidare i lavori a Open Fiber, la società che si è già portata a casa tutti i lotti del primo bando.

Un bando da 1,2 miliardi. In questo secondo bando di gara, del valore di 1,2 miliardi di euro, si regola la realizzazione delle reti ultrabroadband nelle aree bianche di dieci Regioni (da Nord a Sud sono interessate Valle D’Aosta, Piemonte, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Basilicata e Sicilia) più la Provincia di Trento, per un totale di 3.710 comuni.

Situazione spinosa. Come detto, l’azienda di Busto Arsizio ha presentato ricorso al Tar del Lazio, che ha ordinato una consulenza tecnica in merito ad alcuni aspetti del bando dimostrando di accogliere almeno in parte le questioni sollevate dalla compagnia privata. Nel merito, Eolo contesta la realizzazione della rete in due aree a fallimento di mercato in cui l’azienda Oper Fiber è già presente con propri servizi, ottenuti anche grazie a contributi ricevuti nell’ambito di altre gare Infratel.

La decisione del Tar. Secondo la decisione del Tar, l’interesse di Eolo riguarda l’oggetto stesso della gara (e non risulta strettamente connesso alla partecipazione alla selezione, come invece altri provvedimenti poi bocciati) e, qualora fosse accolto, prevederebbe un “restringimento dell’oggetto della gara attraverso lo stralcio di quelle aree in cui già la stessa afferma di fornire, in regime di concorrenza, il servizio di connessione attraverso la banda ultralarga”. Prima di questo passaggio, però, il Tribunale laziale ha deciso di chiedere una consulenza tecnica d’ufficio, nominando il Direttore del Dipartimento di Ingegneria informatica automatica e gestionale dell’Università Sapienza di Roma.

Arriva la banda larga. La consulenza servirà ad approfondire innanzitutto se le aree in questione debbano essere “scomputate” dal bando e dovrà essere depositata entro il 16 settembre, anche perché la prossima udienza è prevista per metà ottobre. Intanto, comunque, anche il Tar del Lazio ha già confermato che il servizio di Eolo risponde appieno ai requisiti in termini di velocità di connettività ultrabroadband, informazione utile anche per i clienti che siano interessati a navigare con questa società. Per maggiori informazioni su questo tema, basta consultare il software di verifica copertura Adsl presente sul sito aziendale, che riporta tutte le informazioni.

Gli altri investimenti. Che Eolo fosse interessato alla partita dello sviluppo della rete ultrabroadband e, più in generale, a un ruolo di primo piano nell’infrastrutturazione del territorio italiano era chiaro ormai da mesi: soltanto a marzo, va ricordato, il Ceo Luca Spada aveva annunciato che l’azienda aveva acquisito attraverso un investimento di 10 milioni di euro i diritti d’uso dal Mise per 224MHz di spettro radio a 28GHz su scala nazionale.

Superare il digital divide. Grazie poi agli altri investimenti della società, già dal secondo semestre 2017 le tecnologie “5G ready” di Eolo potranno riuscire a erogare agli utenti servizi di connettività con una velocità pari a 100 Mbps in download e 50 Mbps in upload. Come dice il Ceo Luca Spada, dalla provincia di Varese si apre “la strada per portare l’Italia fuori dalla palude dei Paesi a bassa performance dell’economia digitale ed evitare il rischio di un nuovo digital divide che potrebbe gravare sul 37% della popolazione”.

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