Aversa. La piccola e triste storia di un documento ufficiale richiesto al Comune

Qualcuno lo chiamerebbe “amor di polemica”, ma è giusto parlare di “polemica” quando si esercitano il diritto e il dovere di dissentire quando qualcosa non funziona? Io lo definirei piuttosto “il punto di partenza”. Voglio raccontare la mia esperienza, per dimostrare quanto sia importante parlare – piuttosto che tacere e dimenticare – anche il più piccolo degli inconvenienti.

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Ero all’ufficio anagrafe del Comune di Aversa per richiedere un estratto del mio atto di nascita internazionale, una dicitura alquanto complicata che, devo ammetterlo, giustifica il compìto e in alcun modo irritante “Eh?!?” dell’impiegata di turno. Ottenute indicazioni precise su dove recarmi per ottenere quanto richiedevo (“in fondo”), busso alla porta aperta di una sorta di ufficio. Da un lato della scrivania, come giusto che sia, un impiegato del Comune. Dal lato opposto della medesima scrivania, sulla sedia che avrei dovuto occupare io, nell’attesa di ricevere il mio servizio, una donna (compagna, moglie, semplice amica dell’impiegato di cui sopra o – e provo ancor più orrore a pensarlo – un’altra impiegata del Comune) intenta a sfogliare la bacheca di Facebook dal proprio smartphone. Rinuncio a sedermi, ma l’attesa per un unico foglio A4 in bianco e nero, stampato su due lati, si fa davvero lunga. Eh sì, perché la stampante da cui l’impiegato svolge il proprio lavoro è un acquisto del nostro amato fondatore Rainulfo Drengot, che, non c’è da lamentarsi, all’epoca acquistò il modello più in voga.

Ovviamente, il foglio che mi viene consegnato al termine dello spropositato tempo d’attesa, è stampato male (foto 1): non solo risulta illeggibile, ma la stampa è anche decentrata rispetto ai margini del foglio, per cui una parte risulta tagliata fuori.

Chiedo di ricevere una stampa decente e l’impiegato, utilizzando l’ultimo modello di interfono, dotato di due mani a coppa sulla bocca, chiama il collega. Riesco ad ottenere da quest’ultimo, la ristampa del documento da una stampante di epoca borbonica, che sarebbe anche perfetta, se non fosse per i bordi del foglio piegati e sporchi d’inchiostro (foto 2).

Chiedo di poter parlare con qualcuno per far presente che nell’ufficio in questione non ci sono macchinari adeguati per la stampa di un complicatissimo foglio A4 in bianco e nero, stampato su due lati, e vengo spedita  – sembrerebbe a quel paese, dati i gesti di accompagnamento e l’intonazione dei due impiegati – a parlare con la capoufficio.

La signora in questione mi riceve educatamente, niente da dire, a parte i due uomini (impiegati o chissà!) che nel suo studio occupano, come ho capito essere d’abitudine, la sedia destinata all’utenza (a me), e discutono tra loro con toni talmente alterati che mi costringono ad avvicinarmi all’orecchio della suddetta capoufficio per farmi sentire. La donna, per rassicurarmi, mi dice: “Questa è la stampa migliore fatta oggi, ad altre persone hanno consegnato di peggio!”. Incoraggiata dalla fortuna che ho avuto, le chiedo a chi posso rivolgermi per far sì che questa faccenda venga presa seriamente in considerazione e lei mi risponde “Al sindaco”: il Sig. Sindaco De Cristofaro.

Mi rivolgo dunque a Lei, signor Sindaco, per informarLa, come da Lei più volte richiesto durante i Suoi discorsi pubblici, di ciò che non funziona. Negli uffici del Comune da Lei amministrato, non ci sono macchinari (e voglio fermarmi ai macchinari) in grado di svolgere le mansioni più semplici, come stampare un foglio A4 in bianco e nero, fronte-retro. La informo, inoltre, che il documento così com’è stato stampato (il migliore della giornata, a quanto pare) sarà consegnato presso degli uffici pubblici fuori d’Italia che guarderanno il timbro del Comune di Aversa e sapranno quanto poco valgano i nostri servizi. Sono sinceramente preoccupata dalla poca considerazione che impiegati del Comune e cittadini stessi hanno dell’etica del lavoro e del senso civico. Al di là dei problemi finanziari che – probabilmente – affliggono il bilancio pubblico, impedendoLe di acquistare i mezzi più elementari per il buon funzionamento degli uffici comunali, Le chiedo, almeno, di adoperarsi per un richiamo all’ordine degli impiegati e per un invito alla “polemica” di tutti i cittadini. Sfrutto il canale pubblico della stampa perché ci tengo alla limpidezza e perché io per prima vorrei che tutti gli aversani si sentissero chiamati in causa e si impegnassero per migliorare la nostra città.

Perdoni l’iniquità dell’argomento, un semplice estratto di un atto di nascita internazionale non è sicuramente il problema più grande di cui dovrà occuparsi durante la Sua amministrazione, ma è la dimostrazione di quanto, anche nelle piccole attività quotidiane, ci sia mancanza di impegno e di amore.

Sinceramente e polemicamente,

Anna Fusari

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