Aversa. Ritorna il tour de ‘Il tesoro sepolto’: alla scoperta in notturna della città

Domani ore 21,00 appuntamento all’Arco dell’Annunziata, detto anche Porta Napoli, per un itinerario nell’Aversa Angioina, come sempre libero e partecipato.

Ultimo appuntamento prima della pausa estiva, in attesa della ripresa autunnale con molte attività in cantiere e prove di rete e progetti con altre realtà associative del territorio, come ad esempio l’Associazione Gaetano Parente e l’Associazione In Octabo, e, in evidenza, quella particolarissima della Città Europea della Musica e dell’Arte, per il quale diverse eccellenze aversane, si stanno tanto spendendo.

Il tour, si snoderà dall’Arco dell’Annunziata, lungo la strada nuova, aperta per migliorare i collegamenti tra Napoli e Capua, e che passava tangente alle fortificazioni dell’antica città medioevale fondata dai Normanni, verso Teverola, oggi conosciuta come via Roma. Ci fermeremo ad ammirare il bellissimo portale marmoreo dell’Annunziata, indagando il significato simbolico dei bassorilievi sul ciclo della vita e della morte, il quartiere del Lemitone, il caratteristico gioco degli archi passanti, la fiera scomparsa, il vicoletto delle Vergini e la storia degli ospiti dell’Ospitium voluto dalla seconda Regina Giovanna.

La “Portam Sticcati” e l’antico palazzo scomparso dei Rebursa, con la triste avventura di Corradino di Svevia e di chi lo sostenne, fino a San Pietro a Maiella, il Palatium dei soggiorni d’ozio della corte Angioina, dove fu assassinato Andrea d’Ungheria.

Ne scrivemmo in questo articolo, di cui riportiamo alcuni stralci:

“Mentre gustavamo un buon caffè a due passi da Porta Napoli, con un amico, discutendo sul da farsi per leggittima difesa, abbiamo fatto conoscenza con una viaggiatrice svedese di passaggio in città. Venne la scorsa settimana, sulle tracce di certe storie normanne. Ci disse. Ho un talento speciale, quando mi trovo in un luogo millenario, riesco a rivivere plasticamente le storie che abitano quel luogo, sento voci, ho visioni, avverto stati d’animo. Si incammina verso il centro e decidiamo di accompagnarla per un pezzo di strada, lungo via Roma.


Camminando nella stessa direzione, arrivammo ad un altro quadrivio, quello dove ritroviamo il motivo dell’Arco e che immette nel quartiere Lemitone (in pessimo stato e non indicato da nessuna tabella). La svedese, si arrestò.Avverto, disse, il lamento di cento vergini, voltandosi sulla destra. Ho avuto la visione di un Vescovo che veniva ad esorcizzare queste sventurate fanciulle ritenute tutte “Spiritate”, sono percezioni lontane, vecchie di cinquecento anni. Quello era il luogo dove vennero alloggiate le trovatelle dell’Annunziata, che al tempo, risultò malsano e inadatto, vicino alla Porta del Mercato Vecchio e la Dogana. Accidenti, ma questa come fa? Scrollandoci di dosso lo stupore, riprendemmo il percorso. Nemmeno un centinaio di metri più avanti e la veggente si pianto in mezzo alla strada e rivolgendosi a noi chiese, ma la porta dov’è? Vedo il vecchio castello dei nobilissimi Rebursa, ma qui non c’è!

Il nostro stupore era diventato ormai incredulità, cercava la “Portam Sticcati”! Ma se nemmeno molti aversani la conoscono! Era situata proprio dove oggi si può leggere la lapide “Carolus Div. Fav. Clem. Romanor. Imp. et Hispaniar Rex semper augustus.” Ma se tutti ci passano davanti indifferenti? All’indomani della tragedia di Corradino, l’antico perimetro del castello fu trasformato in un monastero delle Clarisse, oggi irriconoscibile, corrisponde all’insula oggi formata da Piazza Municipio e altri edifici, dopo gli sventramenti e la nuova sede della Casa Comunale (…)

Fummo interrotti da una raffica di domande! Dove sono finiti tutti gli alberi, i giardini, gli orti? Non avete trasporto pubblico qui? Il centro storico è chiuso al traffico? Perchè tutta questa sporcizia per strada? Non usate la bicicletta come noi? Perchè la città non è a misura di bambino? Non vi accorgete che l’aria è irrespirabile? E tutte quelle case che ho visto arrivando, fanno parte della città? Mentre cercavamo nella mente, una risposta, avvertimmo distintamente la musica di un’aria del “Vladimiro” del Cimarosa. Ci voltammo e della vichinga o svedese, forse normanna (franca), non vi era più traccia.

Nel 1797, Cimarosa, reduce dai trionfi europei, era a Napoli, dove tirava aria di ribellione e di libertà. Fece amicizia con Mario Pagano, Domenico Cirillo, Ettore Carafa e Luigi Sanfelice. Preso da un poco cauto fervore per la Repubblica Napoletana, compose un inno sui versi del cittadino Luigi Rossi, per la Festa dell’Albero della Libertà del 19 maggio 1799, che gli procurò il carcere e poi l’esilio.

Quello fu, un sogno di libertà calato dall’alto. Il popolo non capì. I liberatori, appartenevano alla stessa classe dirigente contro la quale puntavano il dito. Le rivoluzioni liberali, partono dal basso e sono anzitutto, cambio radicale di mentalità, cultura e stile di vita. Andammo via pensando, che era bellissimo perdersi in questo incantesimo.

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